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mercoledì, 11 novembre 2009

riforma della giustizia




Comunque vada a finire, l'impressione che quei fuochi siano già stati accesi non me la toglie nessuno.
postato da: klochov alle ore 12:04 | link | commenti (2)
categorie: politica, giustizia
venerdì, 30 ottobre 2009

questi ragazzi fragili che muoiono

questi ragazzi fragili che muoionoLa storia di Stefano Cucchi almeno per oggi è sulla prima pagina dei principali giornali italiani. Alcuni paragonano correttamente questa vicenda l'omicidio di Federico Aldovrandi, altri chiamano in causa il caso Sandri.

Tuttavia l'uccisione del tifoso all'autogrill non è assimilabile al pestaggio di Cucchi, Aldovrandi, Bianzino, Lonzi
e tanti altri: sia chiaro che non parlo di gravità del fatto, ma di contesto, circostanze e modalità.

Le morti di Stefano, Federico e degli altri ragazzi sono legate da un inquietante filo rosso di assonanze che va oltre la somiglianza terribile dei loro corpi straziati da una morte violenta.

È forse la percezione della
fragilità dei diritti di cui erano - e siamo - portatori a restituirmi un'immagine di loro come persone delicate, innocue e, a costo di ripertermi, fragili. Basta vedere il corpo magrissimo di Stefano, epilettico e anoressico, o le foto di famiglia di Federico, praticamente un bambino, o ascoltare le descrizioni della vita di agricoltore di Aldo, con una compagna malata, che è morta quest'anno, una mamma anziana a un figlio piccolo.

O forse è il motivo per cui sono finiti tra le mani dei loro assassini che li accomuna: storie di droga per consumo personale e niente più.

Magari è il modo in cui sono morti che li unisce nella mia mente fino a renderli protagonisti di un fenomeno terribilmente sinistro e pericoloso: sono stati uccisi di botte, hanno le ossa rotte, i volti tumefatti, abrasioni ovunque.

Forse è il mandante ad essere lo stesso: uno stato forte con i deboli e debole con i prepotenti. O lo spirito che ha animato gli esecutori materiali: la voglia di dare una lezione a questa gente che non sa stare al mondo, problematica, indifesa, che si azzarda a mettere in discussione una proibizione, anche se
solo sulla propria pelle.

O forse è solo che queste persone, così profondamente fragili, non sopportano quello che per i piccoli criminali è un trattamento di routine.

Update: dicevo della routine....


postato da: klochov alle ore 18:03 | link | commenti (5)
categorie: politica, giustizia, informazione
lunedì, 19 ottobre 2009

associazione di idee

Può capitare che all'arrivo in una sede non particolarmente felice, o nel momento in cui si trova ad occuparsi di una faccenda che va a toccare qualche potere "forte", un magistrato riceva alcuni consigli. Da parte di amici ovviamente.

Questi amici sanno chi sei, cosa fai, a che ora prendi il treno, dove fai colazione, se torni a casa nel finesettimana o se hai la famiglia con te, e te lo fanno capire. E' il tipico avvertimento mafioso: "comportati bene: sappiamo così tanto di te, che non puoi sfuggirci".

Se poi il magistrato è così sfortunato e onesto da incappare in un caso infelice e fare il suo dovere fino in fondo, non sempre finisce con un'autobomba o una sventagliata di mitra, ma con altri "provvedimenti" che lo ostracizzano dalla comunità o che comunque gli complicano la vita. Così che serva anche da lezione agli altri.

Non credo ci sia bisogno di dilungarsi oltre sul motivo per il quale in questi giorni mi sono venute alla mente le pratiche intimidatorie della mafia.
postato da: klochov alle ore 21:02 | link | commenti (6)
categorie: politica, giustizia, informazione
giovedì, 28 maggio 2009

grumi eversivi

"Chi nasce con la voglia di fare male ha tre possibilità: fare il delinquente, il pm o il giornalista...". Berlusconi all'assemblea di Confesercenti
E dato che lui non è né PM, né giornalista...

A cinque giorni dall'anniversario dell'omicidio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre agenti di scorta (Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro) non trovo nemmeno la forza di rispondere con qualcosa di più articolato di una battuta. Stanchezza, schifo e rassegnazione.
postato da: klochov alle ore 19:05 | link | commenti (5)
categorie: politica, giustizia, informazione
sabato, 25 aprile 2009

quello che c'è da ricordare

Il 25 Aprile del 1945 non lo ricordo, perché non c'ero. E come me, a questo punto, la maggior parte degli italiani non ha vissuto in prima persona quel giorno; l'abbiamo sentito raccontare dai genitori o dai nonni che erano ragazzi o adulti a quel tempo.

Non ho vissuto e non mi ricordo nemmeno quello che era venuto prima, il ventennio fascista e la guerra. Non ho avuto paura che venissero a prendermi in casa la notte, non ho dovuto nascondere i libri, né guardarmi dal parlare liberamente. Non ho dovuto abbandonare l'università per andare alla guerra, non ho dovuto prendere una tessera per sfamare i figli; non ho avuto paura che mi fucilassero, non ho subito torture o prigionie.

Non ho dovuto scegliere tra piegarmi e resistere, quando resistere significava rischiare la vita nei boschi. Non ho dovuto imbracciare un fucile per difendermi, né subire angherie per continuare a lavorare. Non ho avuto amici fucilati a vent'anni, non mi hanno messo una camicia nera alle scuole elementari, né chiesto di giurare fedeltà al duce.

Non mi hanno picchiato per strada, né costretto a bere olio di ricino; non ho subito rappresaglie, né minacce; non ho avuto paura di un accento tedesco; non ho avuto distrutta la casa, non mi hanno deportato su un camion.

Non c'ero il 25 Aprile del 1945, ma soprattutto non c'ero negli anni precedenti; quelli che c'erano ed erano sufficientemente grandi per capire e per raccontare, stanno via via scomparendo. Sono sempre meno le storie "di prima mano", e sempre di più i tentativi di cambiare le carte in tavola.

La storia ha riconosciuto un torto e una ragione collettivi che non possono in alcun modo essere dimenticati o equiparati. La liberazione dal fascismo e dai nazisti è stata una vittoria della parte migliore dell'Italia, quella che poi ha espresso un'assemblea costituente capace di un lavoro alto e forte che ancor oggi ci protegge dalla parte peggiore della stessa Italia.

Non c'è bisogno tanto di ricordare il 25 aprile, quanto i morti e i vivi che hanno portato a quella data; non è importante ricordare che c'è stata una liberazione, quanto raccontare l'incubo dal quale ci siamo liberati.
postato da: klochov alle ore 18:29 | link | commenti (7)
categorie: politica, giustizia
sabato, 07 febbraio 2009

tutta colpa della Costituzione

Sui motivi che hanno spinto Berlusconi a far approvare con votazione blindatissima e unanime il decreto su alimentazione e idratazione, c'è molto da riflettere. Ho provato a fare alcune ipotesi e a valutarne la probabilità:
  1. è sinceramente interessato alla sorte di Eluana Englaro;

    Nonostante Ernesto Galli della Loggia sul Corriere parli di "indubbie motivazioni di carattere umanitario", io continuo a nutrire qualche dubbio. Sarà il mio personale cinismo, oppure più semplicemnte le allucinanti dichiarazioni di Berlusconi in conferenza stampa, ma direi che l'ipotesi di una sincera preoccupazione per la (non)vita di Eluana Englaro si possa escludere con una certa tranquillità.


  2. ritiene di aver fatto una mossa popolare e di aver guadagnato l'appoggio del Vaticano;

    I sondaggi sembrano dimostrare che tra gli italiani ci sono un favore abbastanza generalizzato e trasversale al testamento biologico e una contrarietà diffusa all'accanimento terapeutico. Nonostante gli sforzi dei media per dipingere la sospensione dei trattamenti come la crudeltà di negare pane e acqua a una creatura, nonostante le immagini delle suore che piangono e le foto di una Eluana bella e giovane, sembra che la gente, in media, stia dalla parte della famiglia Englaro. È possibile che il governo sia provvisto di sondaggi diversi, ma mi pare difficile, né credo che al momento la perdita di consenso sul tema possa essere compensata dall'appoggio del Vaticano.



  3. si serve del forte impatto emotivo del caso per distogliere l'attenzione da altre questioni;

    Berlusconi è sempre stato un esperto nell'utilizzo di armi di distrazione di massa. Generalmente si serve del corpo di donne vive e seminude che si agitano piene di lustrini; è possibile che abbia fatto ricorso al corpo di una donna distrutta per distogliere l'attenzione da altre questioni. Quali? La crisi economica, il fatto che all'estero ci considerano ormai vicini all'Islanda e all'Argentina? La presentazione del DL Alfano sulla giustizia? La crescente ondata di razzismo nel nostro paese? Le intercettazioni? Credo che per distrarre l'italiano medio da questo siano sufficienti le solite veline o qualche colpo ben assestato nel calcio-mercato.



  4. ha utilizzato questo decreto per una prova di forza nei confronti delle altre istituzioni

    Mi resta solo questa ipotesi: la più preoccupante peraltro. Berlusconi si sente le mani legate, perché il nostro ordinamento prevede una serie di meccanismi di bilanciamento dei poteri come le riserve di legge formali (ovvero materie che non possono essere regolate dal governo, ma solo dal Parlamento), una complessa procedura per le leggi costituzionali, controlli sulla costituzionalità degli atti (da parte ad esempio del Presidente della Repubblica) e infine la separazione dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario.

    Che questo assetto a Berlusconi non vada bene è ormai palese. Le dichiarazioni di ieri sono chiarissime in questo senso: mentre straparlava sulla possibilità di una donna in stato vegetativo di procreare, con ancora più veemenza si lamentava della "impossibilità di governare un paese senza decretazione d'urgenza"; Berlusconi non fa riferimento solo al caso specifico, ma sfida il Capo dello Stato, dicendo che è pronto a cambiare la Costituzione se non venisse lasciato libero di scavalcare il Parlamento ogni volta che dovesse ritenerlo necessario.

    Napolitano non aveva ancora detto che non avrebbe firmato; al momento aveva solo inviato una lettera in cui esortava a prendere tempo per riflettere sulla materia, ma Berlusconi ha ritenuto opportuno muovere subito un attacco frontale.

    Avrebbe potuto proporre il decreto 3 settimane fa, ben prima che iniziasse la procedura di riduzione dell'alimentazione, ma ha voluto aspettare l'ultimo momento, quando cioè l'urgenza è necessariamente connaturata alla situazione.

    Il messaggio che ci comunicano sempre i telegiornali, tra immigrazione, rifiuti, stupri e intercettazioni, è che l'Italia vive in uno stato di urgenza permanente, quindi c'è necessità di governare in modo veloce e autoritario: ovvero il governo si deve appropriare delle prerogative del Parlamento.

    Berlusconi vuole ottenere questo risultato dimostrando che per colpa delle garanzie della nostra Costituzione Eluana Englaro morirà.
postato da: klochov alle ore 12:44 | link | commenti (23)
categorie: politica, religione, giustizia, informazione
giovedì, 05 febbraio 2009

a prima vista

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Art. 32 Costituzione.
Fate pure ma - a occhio - mi pare ci sia una riserva di legge.

Update 6 febbraio 2009: hanno riscritto il testo di quel decretino, perché in quel modo proprio non andava. Tecnicamente adesso potrebbe pure andare. Resta la gravità dell'atto e l'indebito tentativo di ingerenza sull'esecuzione di una sentenza che ha raggiunto la cassazione ed è passata in giudicato. Questa situazione, oltre al raccapriccio per l'accanimento sul singolo caso, è di una gravità inaudita a livello istituzionale.
postato da: klochov alle ore 23:58 | link | commenti (12)
categorie: politica, religione, giustizia, diritti umani
venerdì, 23 gennaio 2009

obiezione respinta

Anche senza volersi mettere a disquisire sul rapporto tra "diritto naturale" come inteso dalla chiesa e diritto statuale, rispondere a Poletto non è così difficile.
Oggi però sono i cattolici a invocare più spesso il diritto di obiezione. C'è un limite a questa tendenza?

"Il limite è la coscienza. Non può che essere così. Ma nessuna legge umana può andare contro le coscienze costringendoci a commettere atti che sono in grave contrasto con i nostri convincimenti più profondi. Questo vale per il medico chiamato a praticare un aborto ma anche per chi fosse costretto a staccare il sondino di Eluana o per il farmacista che si rifiuta di vendere una certa pillola".
Già, la coscienza. Può essere giusto che il limite di ognuno sia la propria coscienza, ma è accettabile che questo limite venga imposto ad altri?

La coscienza di un testimone di Geova rifiuta la trasfusione di sangue. Sarebbe giusto permettere ad un medico di non effettuare una trasfusione per motivi di coscienza, lasciando in difficoltà un paziente?
 
Oppure immaginiamo una persona fortemente contraria all'ergastolo come pena; sarebbe corretto che quella persona svolgesse il mestiere di magistrato, astenendosi da una decisione o dal perseguire un reato ogni volta che si trovasse di fronte ad un reato punibile con il carcere a vita?

O un insegnante di biologia in un liceo pubblico che al posto della teoria dell'evoluzione insegna la favola di Adamo ed Eva?

O pensate che in una qualunque macelleria in Italia verrebbe assunto un garzone che si rifiuta di toccare carne di maiale per rispetto dell'Islam?

Ogni mestiere ha i suoi lati oscuri e immagino che un medico debba trovarsi spesso di fronte a scelte difficili, e che anche la sua coscienza (peraltro come quella di un magistrato) sia spesso sottoposta a prove complicate.

Prima di intraprendere un mestiere che richiede un forte senso di responsabilità
verso gli altri, prima che verso se stessi, è opportuno tenere presente una cosa: in uno stato laico la coscienza è il limite delle scelte private.

Sarà la coscienza a suggerire ad ognuno quale mestiere scegliere, se lavorare in un contesto pubblico o privato, magari anche confessionale; potrà indicare la scuola in cui mandare i propri figli, l'ospedale o clinica in cui farsi curare, eccetera.

Per tutto il resto il limite è la legge. L'obiezione alla leva, alla pratica dell'aborto, alla sperimentazione animale sono regolate da apposite norme. In alcuni casi, come per il servizio militare, il diritto all'obiezione di coscienza è stata una conquista al termine di lunghe lotte e spesso comporta rinunce e sacrifici. Già paradossale è un'obiezione di coscienza che porta vantaggi a chi la solleva...

In ogni caso nessuno può arbitrariamente decidere quali siano le leggi cui obiettare volta per volta, altrimenti chi dovrebbe decidere quali sono i convincimenti più profondi che possono giustificare una violazione di legge? Il Cardinale Poletto?

PS: per una risposta a Sacconi invece, vi invito a leggere Giuseppe Regalzi su Bioetica.
postato da: klochov alle ore 11:51 | link | commenti (7)
categorie: politica, religione, giustizia, diritti umani
martedì, 13 gennaio 2009

lo stato strumento della chiesa, la laicità strumento dello stato

La notizia di qualche giorno fa sull'entrata in vigore nello Stato Vaticano di una legge sulle fonti del diritto non è particolarmente eclatante, ma può essere una buona occasione di riflessione.

Alla domanda su quale sia il rapporto tra la Chiesa Cattolica come istituzione religiosa e lo Stato Vaticano in quanto soggetto indipendente di diritto internazionale, risponde direttamente il sito ufficiale di Città del Vaticano:
Lo Stato ha la singolare caratteristica di strumento dell’indipendenza della Santa Sede e della Chiesa cattolica da qualsiasi potere costituito in questo mondo.
Il territorio è di 44 ettari, Piazza San Pietro e poco più, mentre il conto delle persone a fine 2008 era di 565 cittadini e 226 residenti, per la maggior parte cardinali, religiosi, guardie svizzere e personale diplomatico, non tutti effettivamente abitanti in Vaticano.

Lo Stato del Vaticano ha come fonte principale dl diritto l'ordinamento canonico e, per le materie non regolamentate esplicitamente, il diritto italiano. La legge del 1 Ottobre 2008 si limita a introdurre il requisito del "previo recepimento" da parte delle autorità competenti, prevedendo in modo esplicito un controllo di adeguatezza ai principi di diritto divino e canonico e ai patti lateranensi.

Ora, vista l'estensione territoriale del Vaticano e il numero (e il tipo!) di abitanti, tutti possono facilmente comprendere come l'impatto di questa modifica sia minimo: una legge sui pacs difficilmente potrebbe trovare applicazione, che so?, tra le guardie svizzere...

E' tuttavia interessante l'intenzione del Vaticano di prendere le distanze dal recepimento automatico delle norme del diritto italiano: si ribadisce ulteriormente la funzione strumentale dello Stato Vaticano al servizio della Chiesa nell'affermazione della sua indipendenza.

Per noi potrebbe essere un'ottima occasione per ribadire, all'esatto contrario, la funzione fondamentale della Laicità nell'affermazione dell'indipendenza dello Stato italiano.
postato da: klochov alle ore 22:27 | link | commenti (6)
categorie: politica, religione, giustizia
mercoledì, 31 dicembre 2008

tempo reale / 2008

Il 2008 lo ricorderò, tra le altre cose, come un anno in cui per molti motivi ho lasciato cadere le ultime illusioni su questo paese.
Così, chiudo con questa canzone; ancora non mi sento di dire, come De Gregori "se potessi rinascere ancora, preferirei non rinascere qua".
Con l'augurio, per tutti, che il 2009 non mi faccia cambiare idea anche su questo.



Tempo Reale

Paese di terra terra di cani
Paese di terra e di polvere
Paese di pecore e pescecani
E fuoco sotto la cenere
Dentro le stanze del Potere l'Autorità
va a tavola con l'anarchia
Mentre il ritratto della Verità si sta squagliando
e la vernice va via
E il Pubblico spera che tutto ritorni com'era
che sia solo un fatto di tecnologia
E sotto gli occhi della Fraternità
la Libertà con un chiodo tortura la Democrazia

Paese di terra terra di fumo
paese di figli di donne di strada
E dove se rubi non muore nessuno
E dove il crimine paga

C'è un segno di gesso per terra
e la gente che sta a guardare
Qualcuno che accusa qualcuno
Però lo ha visto solamente passare
E nessuno ricorda la faccia del boia
è un ricordo spiacevole
E resta soltanto quel segno di gesso per terra
Però non c'è nessun colpevole

Paese di zucchero, terra di miele
Paese di terra di acqua e di grano
Paese di crescita in tempo reale
E piani urbanistici sotto al vulcano
Paese di ricchi e di esuberi
e tasse pagate dai poveri

E pane che cresce sugli alberi
e macchine in fila nel sole
Paese di banche, di treni di aerei di navi
che esplodono
Ancora in cerca d'autore
Paese di uomini tutti d'un pezzo
Che tutti hanno un prezzo
e niente c'ha valore


Paese di terra terra di sale
e valle senza più lacrime
Giardino d'Europa, stella e stivale
Papaveri e vipere e papere
dov'è finita la tua dolcezza famosa tanto tempo fa
E' chiusa a chiave dentro la tristezza
dei buchi neri delle tue città
Chissà se davvero esisteva una volta o se era una favola
o se tornerà

E però se potessi rinascere ancora
Preferirei non rinascere qua
.

Francesco De Gregori
postato da: klochov alle ore 14:47 | link | commenti (6)
categorie: politica, giustizia, io