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mercoledì, 03 giugno 2009

diritto di scegliere

La notizia di un grave provvedimento disciplinare a carico di un docente di matematica del Liceo Scientifico Righi di Cesena mi è parsa così assurda che quasi non ci credevo.

Il professor Marani è stato sospeso per due mesi dal suo incarico in seguito al risultato di un'ispezione dell'Ufficio Scolastico Regionale (USR) avviata inizialmente per verifiche legate alla sua attività sindacale nell'ambito dei cobas. Risolta la questione senza alcun addebito al professore, l'ispezione è proseguita su altri aspetti in seguito ad una segnalazione di don Pasolini, insegnante di religione nello stesso istituto.

Infatti all'inizio dell'anno scolastico il Prof. Marani, considerato che la scuola non disponeva di un'offerta formativa alternativa per gli studenti che non frequentavanol'ora di religione cattolica, aveva sottoposto ai ragazzi un questionario in cui chiedeva quale materia avrebbero preferito studiare tra 3 opzioni proposte. Il risultato su un totale di 71 studenti è stato il seguente:

11,3 % - religione cattolica
23,9% - storia delle religioni
64,8% - diritti umani

A me quest'interesse dei ragazzi per lo studio dei Diritti Umani fa traboccare il cuore di gioia, ma all'insegnante di religione evidentemente no, da qui la lettera all'USR contro il collega.

Marani precisa che le motivazioni della sospensione sono tre: la diffusione del questionario suddetto, l'affissione nella bacheca di un documento di 6 pagine fotocopiato a scuola e il ritardo di alcuni giorni nella consegna di un documento.

Credo che saremmo tutti molto interessati a leggere una diversa spiegazione dell'autorità scolastica sulla vicenda, che magari ci sveli un retroscena che renda plausibile una sanzione così grave a carico di un docente.

HandalaAltrimenti saremo costretti a prendere atto - oltre all'ovvia evidenza che (nelle 3 classi sottoposte al questionario) l'88,7% degli studenti sceglierebbe di non frequentare l'ora di religione se avesse un'alternativa valida - che l'Ufficio Scolastico Regionale, invece di perseguire insegnanti scansafatiche e assenteisti è impegnato a rintuzzare iniziative volte all'arricchimento dell'offerta formativa.

Stenderei invece un velo pietoso sul comportamento del prete che, cristianamente, ha denunciato l'iniziativa del collega procurandogli la sospensione e sulla conferma di come la libertà di scelta proprio non piaccia alla chiesa.

Infine, mentre aspettiamo trepidanti le spiegazioni ufficiali che ci sollevino dal dubbio atroce di vivere in uno stato in cui l'ingerenza della chiesa si spinge fino a intralciare la libertà di espressione e di insegnamento nelle scuole pubbliche, un'ultimo appunto:

Sui giornali si parla delle immagini di "Handala, bambino palestinese scalzo e sofferente", affisse alla bacheca della scuola. Per chi avesse creduto che il professore avesse messo di fronte agli occhi dei ragazzi immagini brutali o raccapriccianti, inserisco qui un'immagine di Handala, il bambino protagonista dei fumetti di Naji Al-Ali, disegnatore e fumettista palestinese.



Update: grazie alla segnalazione di astime, ecco la replica dal sito USR Emilia Romagna.
"Il Docente è stato sanzionato per una molteplice serie di comportamenti concernenti i doveri di ufficio e la dimensione relazionale e cooperativa, che costituisce un valore irrinunciabile per la scuola.
La vicenda del “questionario” è solo uno dei molti elementi contestati, non per le ragioni riportate dai mass-media. E’ infatti illegittimo che un docente proponga ai propri studenti “questionari” relativi a materie diverse dalla propria (quali che esse siano) e senza preventiva autorizzazione degli Organi Competenti."

Quindi quel questionario non s'aveva da fare.
postato da: klochov alle ore 13:23 | link | commenti (5)
categorie: politica, religione, diritti umani, oriente, informazione
sabato, 09 maggio 2009

risultato storico

Riportare indietro la lancetta della civiltà è effettivamente un risultato storico: l'Italia in questi giorni è riuscita a violare le proprie leggi, le convenzioni internazionali, nonché il più comune e minimo senso di umanità. Un passo indietro di tutto rispetto.

Nei giorni scorsi a largo delle coste italiane sono stati intercettati tre "barconi" carichi di 227 persone: le precarie imbarcazioni su cui navigavano rischiavano di affondare e alcune persone hanno chiesto aiuto con un telefono satellitare.

Il seguito di questa storia dovrebbe mostrarci queste persone assistite e portate al sicuro; dovremmo venire a sapere che qualcuno si è preso cura di loro e ha preso in considerazione le loro condizioni di salute e la loro storia. Su quelle barche c'erano feriti, donne incinte, bambini, uomini e donne con storie atroci alle spalle.

Si sono imbarcati in Libia e solo per arrivare a quella partenza hanno superato difficoltà e sofferenze indicibili: torture, costrizioni, violenze sessuali, privazioni, fame, paura. Hanno perso i loro cari per strada (il 12% muore prima di arrivare in Europa) e di solito hanno lasciato a casa situazioni drammatiche di povertà, guerra e abbandono.

Per avere un'idea di queste storie e di come alle porte della Libia possa nascondersi un inferno, costruito con la consapevolezza (o complicità) di alcuni paesi europei, consiglio questo video di Fabrizio Gatti, e il suo reportage sul viaggio che ha fatto per attraversare il Sahara.

Il buon senso vorrebbe che le persone salvate dai barconi non fossero rispedite all'inferno: purtroppo però il governo italiano che comprende anche la formazione xenofoba della Lega Nord (così la chiamano i giornali stranieri) ha deciso di non voler valutare nemmeno le richieste di asilo né di curarsi che la Libia garantisca il rispetto dei diritti umani.

Ma il buon senso e la decenza in questo paese sono ormai merce rara, pertanto dovrei limitarmi a fare appello alle norme italiane e alle convenzioni internazionali ratificate, ma è evidente che il rispetto delle leggi è merce ancor più rara.
postato da: klochov alle ore 23:44 | link | commenti (5)
categorie: politica, africa, diritti umani
mercoledì, 04 marzo 2009

sudan

La Corte Penale Internazionale (ICC) è un tribunale che si occupa dei crimini più gravi a livello internazionale: crimini di guerra, contro l'umanità, genocidio, pulizia etnica, minaccia della pace, ecc.

Se ne parla oggi a proposito di un mandato di cattura nei confronti di Hassan Omar al Bashir, presidente in carica del Sudan.

Per avere più chiara la situazione del paese vi invito a leggere queste brevi righe che avevo scritto tempo addietro per ricostruire a grandi linee le dinamiche del conflitto.

La responsabilità del governo sudanese è diventata sempre più evidente anche agli osservatori internazionali; i racconti di chi ha preso parte al genocidio (così mi azzardo a definirlo io, arrivando dove ancora non si è spinta la ICC che si è limitata alle accuse di crimini di guerra e contro l'umanità) iniziano ad arrivare anche alle orecchie dell'occidente:



 

La situazione, come al solito in questi casi, è aggrovigliata con interessi di vario tipo (compreso il traffico di armi con l'occidente e i paesi industrializzati) ma quello che sta accadendo in Sudan, tra stermini, distruzione di villaggi, stupri sistematici di gruppo e massacri di bambini, non può lasciare indifferenti.
postato da: klochov alle ore 22:25 | link | commenti (2)
categorie: politica, africa, diritti umani, informazione
domenica, 01 marzo 2009

chiunque abbia intelligenza...

Riporto un estratto dal resoconto di una tavola rotonda organizzata a settembre da micromega sul tema del fine-vita, e a cui hanno preso parte Ignazio Marino, Stefano Rodotà, Beppino Englaro e il Cardinale Barragan. Merita lettura integrale.
~~~
 
barraganCardinale Javier Lozano Barragán: Dunque io posso ancora sostenere la tesi che l’idratazione e la nutrizione non sono terapie in se stesse. E allora è impensabile imporre a una persona che sta già molto male, di morire per fame e sete.
Questa è la mia posizione: chiunque – non mi riferisco a questo caso concreto, parlo in generale – impedisce la nutrizione e l’alimentazione a una persona, la sta ammazzando. [...]

Beppino Englaro: Guardi che la Corte di Cassazione ha stabilito che la nutrizione e l’idratazione artificiale sono presidi terapeutici; quindi in base alle nostre leggi noi possiamo dire sì o no a questi presidi terapeutici, comunque invasivi delle libertà personali.

B: Mi scusi, ma io non sto parlando della legge italiana, anche perché io non sono italiano. Io sto parlando delle cose secondo la mia ragione. Se poi una legge dice un’altra cosa e qualcuno vuole tenere più in considerazione quella legge, che la faccia, però io non le sto parlando, anche perché non ho diritto di farlo, della legge italiana, né sto giudicando il Senato o la Corte di Cassazione. Io dico come dovrebbero stare le cose secondo la Chiesa cattolica, non secondo la legge italiana, perché io non entro nelle questioni interne del paese.

E: Ma in Italia sono valide le leggi italiane o no?

B: Io non sono italiano.

E: E allora cosa è venuto a fare? A dirci che non è italiano?

B: Io non sono venuto in Italia, sono venuto al Vaticano, sono ministro del Vaticano, e parlo per conto del Vaticano, non entro nelle questioni italiane.

E: Io invece sono un cittadino italiano e parlo da cittadino italiano.

B: Bene, e io non pretendo di dire nulla sulla sua Costituzione, che rispetto totalmente, perché sono ospite in Italia, benché stia nel Vaticano, però non mi intrometto nelle questioni italiane.

[...]

B: Al termine di questa nostra discussione voglio ribadire la mia simpatia verso il signor Englaro…

E: Cardinale, se mi tratta da assassino, vuol dire che non ha molta simpatia…

B: Togliere la mera idratazione e nutrizione a una persona significa ammazzarla. Ho già spiegato quello che intendevo dire, e penso che all’intelligenza bastano poche parole, chi ha intelligenza può capire le mie parole.

~~~

Già, cardinale, chi ha intelligenza può capire molte cose...
postato da: klochov alle ore 16:49 | link | commenti (15)
categorie: politica, religione, diritti umani
lunedì, 16 febbraio 2009

tigri silenziose

tamil_percentTalvolta ho l'impressione che il mondo ignori lo Sri Lanka per principio; mi trovo a pensare che questo povero paese non abbia un minimo di appeal nelle sue tragedie.

Negli ultimi mesi è riesploso in tutta la sua gravità un conflitto che affonda le sue radici nel periodo coloniale. È difficile riuscire a tracciare in poche righe un quadro storico che renda l'idea della complessità dei rapporti tra la maggioranza Singalese e la consistente minoranza Tamil.

Durante il governo britannico ci fu un incremento dell'immigrazione dei Tamil provenienti dall'India. Più o meno contemporaneamente le minoranze iniziarono ad acquisire maggior consapevolezza della propria identità e dei propri diritti.

Dopo l'indipendenza il governo, consegnato nelle mani della maggioranza singalese, impose un giro di vite alle libertà concesse alle minoranze, arrivando a bandire dal paese libri, film e qualsiasi altra produzione culturale in lingua tamil.

A partire dagli anni '70 l'inasprimento dei rapporti a livello politico portò alla formazione di movimenti secessionisti appoggiati da gruppi ribelli, tra cui le famose Tigri. Dopo un primo periodo di guerriglia e attentati, nel 1983 ebbe inizio una vera e propria guerra civile, che ha fatto migliaia di morti.

Le Tigri, che sono il gruppo più conosciuto, si sono macchiate di numerosi crimini: attentati contro le popolazioni civili, espulsione della popolazione musulmana dai territori a maggioranza tamil, impiego di bambini soldato e distruzione di villaggi.

Tuttavia anche il governo singalese utilizza metodi non propriamente ortodossi di repressione delle spinte secessioniste. Negli ultimi mesi, in particolare, ha iniziato a bombardare a tappeto le aree in cui dovrebbero nascondersi i guerriglieri, facendo continua strage di civili.

È di pochi giorni fa il bombardamento di un ospedale, e la relativa spiegazione del segretario alla difesa dello Sri Lanka: non deve esserci niente nelle regioni tamil che non sono sotto il controllo del governo, nemmeno ospedali. Quello che c'è può essere bombardato. Mi sembrava di sentire Tzipi Livni.

Ormai con il diritto internazionale e la convenzione di Ginevra va così: che sia in Asia, in Medioriente o in Occidente, ognuno fa un po' come vuole.
postato da: klochov alle ore 23:29 | link | commenti (8)
categorie: politica, diritti umani, oriente, informazione
giovedì, 05 febbraio 2009

a prima vista

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Art. 32 Costituzione.
Fate pure ma - a occhio - mi pare ci sia una riserva di legge.

Update 6 febbraio 2009: hanno riscritto il testo di quel decretino, perché in quel modo proprio non andava. Tecnicamente adesso potrebbe pure andare. Resta la gravità dell'atto e l'indebito tentativo di ingerenza sull'esecuzione di una sentenza che ha raggiunto la cassazione ed è passata in giudicato. Questa situazione, oltre al raccapriccio per l'accanimento sul singolo caso, è di una gravità inaudita a livello istituzionale.
postato da: klochov alle ore 23:58 | link | commenti (12)
categorie: politica, religione, giustizia, diritti umani
martedì, 03 febbraio 2009

appello

Dopo lunghe discussioni e numerose sentenze, arrivati a questo punto, si rende doveroso un appello ai Movimenti per la vita, CEI, vescovi, Vaticano, Comunione e Liberazione, politici e soubrette...


Shut_the_fuck_up
postato da: klochov alle ore 22:39 | link | commenti (3)
categorie: politica, religione, diritti umani
lunedì, 02 febbraio 2009

non potersi più fidare

Tra gli emendamenti al "pacchetto sicurezza" in discussione domani al senato c'è n'è uno che va ad abrogare una norma di civiltà che era stata posta a tutela della salute di soggetti particolarmente deboli, ovvero gli immigrati clandestini.

Il codice penale prevede l'obbligo per i medici incaricati di un pubblico servizio di denunciare un eventuale reato di cui abbiano avuto notizia in ragione dello svoglimento del servizio.
Ma ci sono varie eccezioni; tra queste con legge del 98 si prevedeva che l'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero senza permesso di soggiorno non potesse comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità. Fermo restando, ovviamente, l'obbligo di denuncia per tutti i reati che riguarda anche i cittadini italiani.

La ratio della norma era quella di permettere a chiunque di curarsi senza timore di essere denunciato in ragione di un'irregolarità nei documenti di soggiorno; l'emendamento presentato dalla Lega Nord intende eliminare questa garanzia, obbligando così i medici del servizio pubblico a denunciare chi dovesse ricorrere alle loro cure.

Si verrebbe a creare una situazione in cui l'immigrato che non ha commesso alcun reato se non quello - di nuova creazione - di aver varcato un confine senza un foglio timbrato, dovrà scegliere tra la propria salute e il rischio di una denuncia. 

In particolare in tema di tutela della salute e della privacy, un caso molto rilevante è quello legato al mondo delle donne e della maternità. Da molto tempo ci si batte per informare al meglio sulla possibilità per una donna che non voglia riconoscere il proprio figlio, di partorire nell'anonimato, ma con piena, sicura e gratuita assistenza sanitaria.

Ogni volta che un telegiornale fomenta l'indignazione popolare contro i casi di bambini abbandonati in fasce, parti casalinghi e clandestini con esiti tragici per madre e figlio, difficilmente viene tracciato un quadro esauriente delle condizioni di ignoranza e paura in cui molte donne si trovano a vivere.

Con l'informazione e l'impegno di tutti, casi simili sono andati diminuendo, perché anche le donne immigrate hanno preso coscienza dei loro diritti e dei modi di tutelare loro stesse, imparando a fidarsi degli operatori sanitari. Ma basta poco perché inzino nuovamente a temere una denuncia, l'arresto, il rimpatrio forzato; basta poco per tornare indietro nel tempo.

Questo emendamento per il solo fatto di essere stato concepito, per la diffidenza e la paura che contribuisce a diffondere prima ancora della sua approvazione, è una battuta d'arresto nella promozione del diritto alla salute, che come dice la Costituzione non è solo un diritto fondamentale di ogni individuo, ma anche un interesse della collettività.

Nonché l'ennesima dimostrazione della crescente inciviltà del nostro paese.
postato da: klochov alle ore 23:40 | link | commenti (1)
categorie: politica, diritti umani, informazione
venerdì, 23 gennaio 2009

obiezione respinta

Anche senza volersi mettere a disquisire sul rapporto tra "diritto naturale" come inteso dalla chiesa e diritto statuale, rispondere a Poletto non è così difficile.
Oggi però sono i cattolici a invocare più spesso il diritto di obiezione. C'è un limite a questa tendenza?

"Il limite è la coscienza. Non può che essere così. Ma nessuna legge umana può andare contro le coscienze costringendoci a commettere atti che sono in grave contrasto con i nostri convincimenti più profondi. Questo vale per il medico chiamato a praticare un aborto ma anche per chi fosse costretto a staccare il sondino di Eluana o per il farmacista che si rifiuta di vendere una certa pillola".
Già, la coscienza. Può essere giusto che il limite di ognuno sia la propria coscienza, ma è accettabile che questo limite venga imposto ad altri?

La coscienza di un testimone di Geova rifiuta la trasfusione di sangue. Sarebbe giusto permettere ad un medico di non effettuare una trasfusione per motivi di coscienza, lasciando in difficoltà un paziente?
 
Oppure immaginiamo una persona fortemente contraria all'ergastolo come pena; sarebbe corretto che quella persona svolgesse il mestiere di magistrato, astenendosi da una decisione o dal perseguire un reato ogni volta che si trovasse di fronte ad un reato punibile con il carcere a vita?

O un insegnante di biologia in un liceo pubblico che al posto della teoria dell'evoluzione insegna la favola di Adamo ed Eva?

O pensate che in una qualunque macelleria in Italia verrebbe assunto un garzone che si rifiuta di toccare carne di maiale per rispetto dell'Islam?

Ogni mestiere ha i suoi lati oscuri e immagino che un medico debba trovarsi spesso di fronte a scelte difficili, e che anche la sua coscienza (peraltro come quella di un magistrato) sia spesso sottoposta a prove complicate.

Prima di intraprendere un mestiere che richiede un forte senso di responsabilità
verso gli altri, prima che verso se stessi, è opportuno tenere presente una cosa: in uno stato laico la coscienza è il limite delle scelte private.

Sarà la coscienza a suggerire ad ognuno quale mestiere scegliere, se lavorare in un contesto pubblico o privato, magari anche confessionale; potrà indicare la scuola in cui mandare i propri figli, l'ospedale o clinica in cui farsi curare, eccetera.

Per tutto il resto il limite è la legge. L'obiezione alla leva, alla pratica dell'aborto, alla sperimentazione animale sono regolate da apposite norme. In alcuni casi, come per il servizio militare, il diritto all'obiezione di coscienza è stata una conquista al termine di lunghe lotte e spesso comporta rinunce e sacrifici. Già paradossale è un'obiezione di coscienza che porta vantaggi a chi la solleva...

In ogni caso nessuno può arbitrariamente decidere quali siano le leggi cui obiettare volta per volta, altrimenti chi dovrebbe decidere quali sono i convincimenti più profondi che possono giustificare una violazione di legge? Il Cardinale Poletto?

PS: per una risposta a Sacconi invece, vi invito a leggere Giuseppe Regalzi su Bioetica.
postato da: klochov alle ore 11:51 | link | commenti (7)
categorie: politica, religione, giustizia, diritti umani
sabato, 10 gennaio 2009

crisi ricordate

Tra gli argomenti a favore dell'intervento militare di Israele su Gaza, ce n'è uno che proprio mi riesce difficile sopportare:
"Com'è che ce l'avete tutti con Israele per le bombe di questi giorni e non vi indignate - che so? - per il Congo?"
Così all'improvviso persone che fino a ieri pensavano che il Darfur fosse un supermercato e che le Tigri Tamil stessero al circo Orfei, si scoprono terribilmente afflitti dalle scorrerie di Nkunda e Kony. Giusto in tempo per potersi lamentare di quelli che se la prendono tanto con Israele e troppo poco con i regimi asiatici o dell'Africa Subsahariana.

L'argomento è particolarmente irritante perché sfrutta l'immagine di situazioni effettivamente disperate e dimenticate dall'occidente, anno dopo anno; se c'è qualcosa di peggio del silenzio in cui di solito si consumano queste guerre, è la loro strumentalizzazione per portare argomenti a favore di altre guerre.

Quando mi lamento della scarsa attenzione dedicata ad alcuni conflitti, in genere penso ai servizi dei telegiornali che ci raccontano il capodanno degli italiani e la storia della gatta clementina, non agli articoli sulla guerra in Iraq o in Afghanistan!

Ma c'è dell'altro. I warlord che fanno il bello e il cattivo tempo nel continente africano, le milizie islamiche del Sudan, i ribelli che rapiscono e arruolano bambini soldato in Uganda, mediamente non hanno l'appoggio (esplicito) dei paesi occidentali, né tradizioni democratiche alle loro spalle.

Israele invece sì; ha l'appoggio più o meno incondizionato dell'Europa e degli Stati Uniti; è una democrazia - l'unica in medioriente, dicono spesso - un paese avanzato, con ottimi servizi, università, ospedali, produce intellettuali e professionisti di altissimo spessore; può essere considerato a pieno titolo un paese occidentale.

Da uno stato così, quasi un paese europeo, mi sembra normale aspettarsi un comportamento diverso rispetto a quello delle milizie della Lord's Resistance Army!!! Dal governo di uno stato che si pretende civile non mi aspetto quello che sta succedendo: l'utilizzo di bombe al fosforo, i bombardamenti di scuole, ambulanze e rifugi delle nazioni unite, gli ostacoli ai soccorsi. Che lo stato sia ebraico, islamico, cattolico o laico, ovviamente, non cambia niente.
postato da: klochov alle ore 00:20 | link | commenti (5)
categorie: politica, diritti umani, oriente, informazione