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sabato, 09 maggio 2009

risultato storico

Riportare indietro la lancetta della civiltà è effettivamente un risultato storico: l'Italia in questi giorni è riuscita a violare le proprie leggi, le convenzioni internazionali, nonché il più comune e minimo senso di umanità. Un passo indietro di tutto rispetto.

Nei giorni scorsi a largo delle coste italiane sono stati intercettati tre "barconi" carichi di 227 persone: le precarie imbarcazioni su cui navigavano rischiavano di affondare e alcune persone hanno chiesto aiuto con un telefono satellitare.

Il seguito di questa storia dovrebbe mostrarci queste persone assistite e portate al sicuro; dovremmo venire a sapere che qualcuno si è preso cura di loro e ha preso in considerazione le loro condizioni di salute e la loro storia. Su quelle barche c'erano feriti, donne incinte, bambini, uomini e donne con storie atroci alle spalle.

Si sono imbarcati in Libia e solo per arrivare a quella partenza hanno superato difficoltà e sofferenze indicibili: torture, costrizioni, violenze sessuali, privazioni, fame, paura. Hanno perso i loro cari per strada (il 12% muore prima di arrivare in Europa) e di solito hanno lasciato a casa situazioni drammatiche di povertà, guerra e abbandono.

Per avere un'idea di queste storie e di come alle porte della Libia possa nascondersi un inferno, costruito con la consapevolezza (o complicità) di alcuni paesi europei, consiglio questo video di Fabrizio Gatti, e il suo reportage sul viaggio che ha fatto per attraversare il Sahara.

Il buon senso vorrebbe che le persone salvate dai barconi non fossero rispedite all'inferno: purtroppo però il governo italiano che comprende anche la formazione xenofoba della Lega Nord (così la chiamano i giornali stranieri) ha deciso di non voler valutare nemmeno le richieste di asilo né di curarsi che la Libia garantisca il rispetto dei diritti umani.

Ma il buon senso e la decenza in questo paese sono ormai merce rara, pertanto dovrei limitarmi a fare appello alle norme italiane e alle convenzioni internazionali ratificate, ma è evidente che il rispetto delle leggi è merce ancor più rara.
postato da: klochov alle ore 23:44 | link | commenti (5)
categorie: politica, africa, diritti umani
mercoledì, 04 marzo 2009

sudan

La Corte Penale Internazionale (ICC) è un tribunale che si occupa dei crimini più gravi a livello internazionale: crimini di guerra, contro l'umanità, genocidio, pulizia etnica, minaccia della pace, ecc.

Se ne parla oggi a proposito di un mandato di cattura nei confronti di Hassan Omar al Bashir, presidente in carica del Sudan.

Per avere più chiara la situazione del paese vi invito a leggere queste brevi righe che avevo scritto tempo addietro per ricostruire a grandi linee le dinamiche del conflitto.

La responsabilità del governo sudanese è diventata sempre più evidente anche agli osservatori internazionali; i racconti di chi ha preso parte al genocidio (così mi azzardo a definirlo io, arrivando dove ancora non si è spinta la ICC che si è limitata alle accuse di crimini di guerra e contro l'umanità) iniziano ad arrivare anche alle orecchie dell'occidente:



 

La situazione, come al solito in questi casi, è aggrovigliata con interessi di vario tipo (compreso il traffico di armi con l'occidente e i paesi industrializzati) ma quello che sta accadendo in Sudan, tra stermini, distruzione di villaggi, stupri sistematici di gruppo e massacri di bambini, non può lasciare indifferenti.
postato da: klochov alle ore 22:25 | link | commenti (2)
categorie: politica, africa, diritti umani, informazione
lunedì, 23 giugno 2008

the power to be different


Senza cattive intenzioni nei confronti del Tibet, sia chiaro.

Tuttavia questa pubblicità (oltretutto di un prodotto di lusso) mi sembra di una paraculaggine estrema.

Ve lo immaginate Richard Gere che prende la sua macchinona e da Hollywood va in Sudan? Sì, vabbè, c'è una crisi umanitaria, ma quelli sono neri e si ammazzano tra loro. Inoltre c'è un sacco di siccità e la macchina mica ti arriva lucida in quel modo.

Il Tibet invece è in montagna e ci sono i bambini monaci: fa chic, soprattutto per il contrasto cromatico neve - porpora della tonaca. Ora il popolo tibetano va di gran moda. Qualcuno vada a suggerire agli altri popoli di aumentare il loro appeal, e magari la pubblicità di un prodotto dietetico se l'aggiudica il Darfur.

PS: e poi sull'indipendenza, si sa, noi occidentali siamo così: Cecenia no, Tibet sì, Irlanda del nord no, Kosovo sì, Paesi baschi no. Sul Kurdistan invece aspettiamo di capire come fare per il petrolio.
postato da: klochov alle ore 23:52 | link | commenti (7)
categorie: politica, africa, diritti umani, oriente
sabato, 24 maggio 2008

il sonno della ragione

El_sueño_de_la_razón_produce_monstruosFunziona così: che la disperazione esplode e la paura che gli altri siano colpevoli della nostra miseria risveglia istinti animali. Il sonno della ragione, si sa, genera mostri.

Le immagini che arrivano in questi giorni dal Sud Africa ritraggono persone povere che uccidono e seviziano altre persone povere. Ho visto in un filmato il linciaggio di un uomo dello Zimbabwe: ragazzi in tuta e ciabatte lo picchiavano con lunghi pali sulla schiena e sulla testa. Mi sono tornate in mente le immagini di un film del 1989, "Un'Arida Stagione Bianca" in cui si parlava di apartheid.

Le vittime delle violenze di questi giorni in Sud Africa sono gli stranieri, provenienti da Zimbabwe, Mozambico, Nigeria, Somalia. Il paese è una meta di immigrazione da tutto il continente, e molti stranieri trovano occupazione nelle numerose miniere, ma i più preparati anche nelle fabbriche e nel settore dei servizi.

I sudafricani più poveri percepiscono gli stranieri da un lato come ladri di posti di lavoro, dall'altro imputano specialmente agli immigrati dallo Zimbabwe la responsabilità per la crescita della criminalità nel paese.

Il presidente Thabo Mbeki invita a fermare la violenza xenofoba, ma non fa niente per favorire l'accoglienza di immigrati in fuga da zone di guerra o regimi autoritari, legittimando ufficialmente i loro governi e non riconoscendo le questioni umanitarie che portano alla fuga verso il Sud Africa.

Le istituzioni e la società civile condannano le violenze, ma la distanza tra la ragionevolezza e la paura, tra l'accoglienza e la disperazione è incolmabile.

La distanza tra Ponticelli e Johannesburg non è molta.

Il mondo mi sembra sembra sempre più popolato di mostri, mentre tutti dormiamo, preoccupati del nostro ombelico.
postato da: klochov alle ore 16:42 | link | commenti (6)
categorie: politica, africa, diritti umani
venerdì, 28 marzo 2008

traumi informativi


bbcIeri sera stavo seguendo BBC World News, in particolare un breve servizio sul film di un giovane regista americano che parla della vita "dopo" il genocidio in Rwanda: una pellicola girata con un budget ridotto e per la prima volta in lingua
Kinyarwanda.

La mia mente era sintonizzata da un'ora sulle frequenze della bbc e su quei livelli di informazione e approfondimento. Ma, ahimé, la mia scheda video interrompe le trasmissioni sul canale BBC World dalle 21.00 alle 22.00, quindi all'improvviso è caduto il collegamento.

tg2Non volevo fare zapping per vedere cosa ci fosse sugli altri canali, ma ho sbagliato comando sulla tastiera, e la tv si è spostata sulle frequenze di Rai2. Dove c'era il TG2.

Il passaggio è stato repentino: dalla faccia simpatica del regista newyorkese, si è materializzato il faccione di Giuliano Ferrara, che, in chiusura di un servizio, invocava la "moratoria sull'aborto cinese".
Lo shock di tanto contrasto mi ha paralizzato per un attimo, sufficiente a farmi intuire il lancio di un servizio-intervista a Magdi Allam...

Son traumi, eh...
postato da: klochov alle ore 19:46 | link | commenti (12)
categorie: politica, religione, africa, informazione
giovedì, 13 marzo 2008

mille e cinquecento vite


Rwandan_Genocide_Murambi_skulls

La storia del genocidio ruandese è di quelle che fanno rabbrividire e interrogarsi sulla follia umana.

In quel delirio che portò al massacro di quasi un milione di persone in tre mesi, le responsabilità occidentali sono enormi: la stessa divisione tra Tutsi e Hutu, le etnie coinvolte nel genocidio, è quasi interamente frutto del metodo di governo colonialista "divide et impera". L'atteggiamento dei governi europei ed americano nei confronti degli eventi del 1994 ha oscillato tra l'indifferenza e la complicità.

Il Ruanda oggi è un paese che deve ricostruire se stesso e trovare il bandolo della matassa dopo eventi mostruosi e inconcepibili. L'occidente oggi si rammarica di quegli eventi e continua a fuggire dalle sue responsabilità.

La vicenda di Padre Athanase Seromba, condannato all'ergastolo dal Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda, è emblematica. (un'ottima ricostruzione qui)

L'accusa è semplice: il sacerdote avrebbe "accolto" nella sua parrocchia un enorme gruppo di Tutsi in fuga dai massacri. Poi li avrebbe rinchiusi e dato ai "cacciatori" il permesso di abbattere la chiesa (nonché alcuni consigli per rendere più efficace l'azione), ottenendo in un sol colpo la morte di 1500 persone.

All'indomani dei massacri, la chiesa ruandese ha protetto la fuga del sacerdote e l'ha mandato al sicuro in Italia, dove il sacerdote ha gestito parrocchie ed è stato ospite della curia fiorentina sotto falso nome.

Il Tribunale Penale Internazionale, riuscito a rintracciarlo, ne ha chiesto l'estradizione per il crimine di genocidio. Ma l'Italia, con l'allora ministro della giustizia Castelli e Presidente del Consiglio Berlusconi ha opposto ripetuti rifiuti. Il sacerdote, così, ha continuato a vivere indisturbato con la protezione dell'Italia e del Vaticano.

Dopo numerose pressioni a livello internazionale da parte del Tribunale, delle Nazioni Unite e di organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International e altre, il Vaticano ha acconsentito, dietro alcune rassicurazioni, a consegnare Padre Seromba alla giustizia.

Non mi scandalizzo certo del fatto che ai massacri abbiano partecipato anche dei religiosi: di questo m'interessa poco o niente.

La vergogna è tutta nei nostri governi perbene e occidentali che, lungi dal riconoscere le proprie responsabilità, si adoperano per coprire la latitanza di criminali accusati (e condannati) per genocidio.

In particolare l'Italia è sempre disponibile quando si tratta di acconsentire alle richieste del Vaticano. Sempre a tutela della vita, eh.
postato da: klochov alle ore 20:59 | link | commenti (11)
categorie: politica, religione, giustizia, africa, diritti umani
giovedì, 03 gennaio 2008

il machete e il fiammifero

Machete_knife_blade
Il Kenya è meta di vacanza per molti europei: spiagge, parchi nazionali, villaggi turistici, grandi alberghi con piscina. Ma in questi giorni si è guadagnato - per un po' - l'attenzione dei giornali per gli scontri successivi alle elezioni politiche: da domenica si contano circa 300 morti e decine di migliaia di sfollati.

Alla comparsa dei machete tra le mani dei manifestanti anti-governativi tutti evocano lo spettro del genocidio ruandese: non solo gli osservatori internazionali, ma anche i protagonisti delle elezioni, il presidente uscente Kibaki e il suo sfidante Odinga, che si accusano a vicenda.

Lo scontro è passato rapidamente dalla politica alla questione etnica: il presidente Kibaki, accusato di brogli, fa parte dell'etnia maggioritaria Kikuyo, mentre Odinga appartiene ad un gruppo di minor potere - i Luo - stanziati nelle aree più povere del paese.

Il concetto di violenza tribale risveglia un pregiudizio tutto occidentale sull'arretratezza del selvaggio continente africano.

Il pregiudizio però non considera che spesso, e
in tempi relativamente recenti, i diversi gruppi etinici sono stati aggregati in stati nazionali in modo totalmente arbitrario dalle potenze coloniali.
Gli occidentali, inoltre, tendevano ad accentuare le differenze culturali tra etnie pacificamente conviventi, e dividerle in classi sociali anche economicamente distanti, per meglio controllare tutta la popolazione.

Quando migliaia di persone degli slums mancano di acqua e cibo, vivono nelle discariche in totale povertà e abbandono, se si fornisce loro un capro espiatorio, magari un gruppo etnico vicino, ma mediamente più benestante, non è questione di arretratezza, ma di avvicinare un fiammifero acceso ad una polveriera.
postato da: klochov alle ore 22:39 | link | commenti (6)
categorie: politica, africa, diritti umani, informazione
lunedì, 05 novembre 2007

guarda che l'ho scritto io

bayQualche tempo fa comprai un libro da un ragazzo senegalese che mi aveva fermato davanti alla Feltrinelli di Pisa.

Avevo fretta, dovevo rientrare a lavoro e non mi potevo fermare.
"Guarda che questo libro l'ho scritto io!" mi aveva detto.
Non gli avevo dato ascolto: l'avevo comprato e basta.
Probabilmente non gli avevo creduto, e nel complesso mi sembrò deluso, nonostante i 10 euro che gli avevo lasciato.

La sera, in treno, mi misi a leggere quel libricino:
Il mio viaggio della speranza, di un certo Bay Mademba, edito da Bandecchi e Vivaldi.

Era la storia di un immigrato senegalese, una delle tante tra quelle che ragazzi e uomini si portano dietro dalla loro terra.

Dopo un paio di pagine l'avevo già riconosciuto: era davvero il ragazzo della Feltrinelli! Inconfondibili gli accenni alla sua grossa corporatura, al suo modo di vestire, a Pisa, e ai negozianti vicini che lo aiutano.

Così ho imparato che esistono cooperative che permettono agli immigrati di regolarizzare la propria posizione con contratti di collaborazione. (Ad esempio il Gruppo Come e Terre di Mezzo) (un articolo interessante anche qui)

Ho imparato anche altro: e ho deciso cercarlo per scusarmi della fretta con cui l'avevo liquidato, e fargli i complimenti per il libro.

Con il tempo ho comprato quasi tutti i titoli che ha. Io continuo a essere di fretta, ma
quando ci vediamo gli chiedo sempre come sta la sua famiglia, e ci promettiamo di andare a prendere un caffè, quando lui non dovrà lavorare e io non dovrò correre.
postato da: klochov alle ore 19:09 | link | commenti (8)
categorie: libri, africa, io
lunedì, 15 ottobre 2007

un politico onesto

sankaraIl 15 Ottobre del 1987, moriva Thomas Sankara.

Era il presidente del Burkina Faso, un stato dell'Africa Subsahariana, il cui nome in lingua burkinabè significa Terra degli Onesti.

Fu socialista e antimperialista, ma soprattutto riuscì a dare speranza e buon esempio al suo popolo.

Lottò contro la corruzione e i
privilegi: vendette le auto blu, adottando per sè e i ministri delle utilitarie.

Lottò per la
dignità del suo popolo e per l'uguaglianza: promosse la riforestazione, l'accesso all'acqua potabile per tutti, la sanità e l'istruzione pubbliche.

Lottò per la
parità tra i sessi: incluse le donne nel governo, condannò l'infibulazione e la poligamia, promosse la contraccezione per prevenire l'AIDS.

Lottò contro la
guerra e per la pace tra i popoli africani, contro il commercio di armi e contro il rimborso del debito contratto con i paesi sviluppati e il FMI.

Fu ucciso all'età di 38 anni da un commando di militari che obbedivano agli ordini suo amico e compagno di governo, l'attuale presidente del Burkina Faso, Blaise Compaoré; crivellato di colpi, fu gettato insieme ad altri 11 componenti del governo in una fossa comune.

Sankara era troppo avanti per il mondo del 1987.
Sono passati 20 anni:
Sankara era più avanti anche del mondo di adesso.
postato da: klochov alle ore 18:51 | link | commenti (5)
categorie: politica, libri, africa, diritti umani
sabato, 29 settembre 2007

baratri

Nell'incontro avvenuto ad Aprile tra il Papa e i vescovi del Mozambico, sono state ribadite le priorità pastorali: sostegno concreto alla famiglia e strenua difesa della vita, che si concretizzano nell'impegno a contrastare un progetto di legge del governo mozambicano per legalizzare l’aborto.

Il progetto di legge nasce dalla necessità di porre un freno all'aborto clandestino, che contribuisce in modo drammatico a mantenere nel paese un tasso di mortalità materna tra i più alti al mondo.

In questi giorni l'Arcivescovo della capitale mozambicana, Francisco Chimoio, ha dichiarato alla BBC che due stati europei fornirebbero preservativi infetti dal virus dell'HIV ai paesi africani per diffondere la malattia e sterminare così la popolazione africana...

Quando ho letto la notizia ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte ad un baratro.

Il pensiero ottimista è che sia un baratro di ignoranza.
Il pensiero pessimista è che sia un baratro di malafede.
postato da: klochov alle ore 18:42 | link | commenti (6)
categorie: politica, religione, africa, diritti umani