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domenica, 31 maggio 2009

l'Uomo del Popolo

Poi mi dicono che sono un cammorrista, Boss, Bugiardo, Leader di Sinistra, Falso, Diffamatore, insomma una schifezza di uomo.
Gino Flaminio, l'ex-fidanzato coinvolto nell'affaire Noemi, è un ragazzo "normale": fa l'operaio, non è di sinistra, ha avuto qualche problema con la giustizia, non ha studiato troppo, e vive a Casoria.

Nel chiedere scusa per aver detto la verità in un'intervista, e nel ribadire la propria cieca fiducia in Berlusconi, detto anche l'Uomo del Popolo, lamenta di essere stato attaccato in modo piuttosto basso e meschino.

Infatti il povero ragazzo è stato minacciato di querela dal padre della ragazza; ha visto spuntare fuori quella vecchia storia della rapina per bocca di Belpietro, direttore del settimanale Panorama del gruppo di Berlusconi; per non parlare di Bondi e degli scagnozzi di Forza Italia agitati contro i giornali e contro di lui. Diciamo che non è proprio "la sinistra" che gli sta dando del filo da torcere.

Ma niente, Berlusconi resta l'Uomo del Popolo, anche se è evidentemente pronto a distruggere con mastini sguinzagliati ovunque tra televisioni e giornali l'immagine di tutti quelli che possono intralciare il suo cammino, anche dei più deboli, come un ragazzo di Casoria. O addirittura l'immagine della madre dei propri figli, come quando Libero ha definito Veronica Lario una velina ingrata, pubblicando foto di quando recitava a teatro a seno scoperto.

Nel frattempo, il concetto di leader della sinistra, viene associato a quello di camorrista, diffamatore, bugiardo e falso, insomma "una schifezza d'uomo"; e la sinistra riesce a prendersi la colpa anche della campagna diffamatoria contro Gino Flaminio.

Che Berlusconi abbia mentito, e menta, sui suoi affari privati e sui nostri affari pubblici è ormai assodato: il dramma è che sia ritenuto normale, e comunque non di nostro interesse.

Falsi in bilancio, evasione fiscale, corruzione in atti giudiziari, rapporti torbidi con la mafia, e infine la moglie che lo lascia parlando di "rapporti con minorenni", nulla possono sull'opinione pubblica completamente rintronata da tette, culi e miracoli.

Io speravo che l'Italia, ultima in Europa, sempre più in crisi, piena di aziende che chiudono o che chiuderanno entro fine anno, operai licenziati, giovani che non trovano lavoro, gente sempre più indebitata, si risvegliasse e con un sussulto di dignità urlasse che non è interessata alle vergini del premier, ma al PIL che precipita come in nessun altro paese OCSE.

Vorrei sentire la gente che si scandalizza del fatto che l'entourage del primo ministro sia più impegnato a gestire affari di ragazzine in topless in una villa in Sardegna, che la crisi economica.

E invece no, lo so, vinceranno anche le elezioni europee, perché se le cose vanno male, peggio qui che nel resto d'Europa, non è colpa di Berlusconi: lui è l'Uomo del Popolo e niente potrà convincere del contrario i "ragazzi normali" della provincia italiana.
postato da: klochov alle ore 17:44 | link | commenti (9)
categorie: politica, costume, informazione
giovedì, 28 maggio 2009

grumi eversivi

"Chi nasce con la voglia di fare male ha tre possibilità: fare il delinquente, il pm o il giornalista...". Berlusconi all'assemblea di Confesercenti
E dato che lui non è né PM, né giornalista...

A cinque giorni dall'anniversario dell'omicidio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre agenti di scorta (Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro) non trovo nemmeno la forza di rispondere con qualcosa di più articolato di una battuta. Stanchezza, schifo e rassegnazione.
postato da: klochov alle ore 19:05 | link | commenti (5)
categorie: politica, giustizia, informazione
giovedì, 14 maggio 2009

chiedere è lecito?

Uno dei problemi del giornalismo in Italia, è che i giornalisti non sanno fare le domande. O meglio, non si azzardano a fare quelle giuste alle persone giuste; perché in effetti abbiamo appurato durante il terremoto che di giornalisti in grado di chiedere "che cosa si prova a perdere un fratello di 19 anni?" ce ne sono fin troppi.

Repubblica oggi pubblica "dieci domande a Berlusconi" sul caso Noemi Letizia, che tutto sommato non erano particolarmente difficili da formulare, anche senza scomodare D'Avanzo. Vorrei portare la vostra attenzione proprio su questo fatto: un giornale pubblica 10 domande, corredate da una serie di dichiarazioni pubbliche rilasciate dai diretti interessati proprio sull'oggetto della domanda.

La reazione ufficiale del governo a questo fatto (badate bene: non quella ufficiosa detta tra i denti dall'interessato, non l'estemporanea dichiarazione di un luogotenente di partito, no! Si tratta di un comunicato stampa sul sito del governo!) parla di campagna denigratoria, attacchi di basso livello e strategia mediatica diffamatoria.

Ora, a me il caso Noemi incuriosisce, ma non è certo la parte della vita di Berlusconi che mi interessa di più. Io ad esempio vorrei sapere dei suoi rapporti con la P2, vorrei chiedergli "da dove arrivavano tutti quei soldi", come diceva Moretti nel Caimano. Vorrei domandargli del conflitto di interessi, del perché rete4
non è sul satellite; vorrei chiedergli del caso Mills e di tutte le altre faccende losche che lo coinvolgono. E poi, volta per volta, vorrei metterlo di fronte ai filmati delle sue dichiarazioni e delle successive subitanee smentite.

Tutto questo, però, al momento in Italia pare che non sia possibile; non a caso l'organizzazione internazionale non governativa Freedom House che dal1941 si occupa di monitorare lo stato dei diritti di libertà nel mondo, ha considerato che nel 2009 l'Italia è un paese che non garantisce per intero la libertà di stampa.

Non ci vuole molto a capirlo: nei paesi dove la stampa è interamente libera nessun governo si sognerebbe mai di rimproverare un giornale di aver fatto il suo mestiere, ovvero porre domande.

postato da: klochov alle ore 18:57 | link | commenti (14)
categorie: politica, informazione
sabato, 09 maggio 2009

risultato storico

Riportare indietro la lancetta della civiltà è effettivamente un risultato storico: l'Italia in questi giorni è riuscita a violare le proprie leggi, le convenzioni internazionali, nonché il più comune e minimo senso di umanità. Un passo indietro di tutto rispetto.

Nei giorni scorsi a largo delle coste italiane sono stati intercettati tre "barconi" carichi di 227 persone: le precarie imbarcazioni su cui navigavano rischiavano di affondare e alcune persone hanno chiesto aiuto con un telefono satellitare.

Il seguito di questa storia dovrebbe mostrarci queste persone assistite e portate al sicuro; dovremmo venire a sapere che qualcuno si è preso cura di loro e ha preso in considerazione le loro condizioni di salute e la loro storia. Su quelle barche c'erano feriti, donne incinte, bambini, uomini e donne con storie atroci alle spalle.

Si sono imbarcati in Libia e solo per arrivare a quella partenza hanno superato difficoltà e sofferenze indicibili: torture, costrizioni, violenze sessuali, privazioni, fame, paura. Hanno perso i loro cari per strada (il 12% muore prima di arrivare in Europa) e di solito hanno lasciato a casa situazioni drammatiche di povertà, guerra e abbandono.

Per avere un'idea di queste storie e di come alle porte della Libia possa nascondersi un inferno, costruito con la consapevolezza (o complicità) di alcuni paesi europei, consiglio questo video di Fabrizio Gatti, e il suo reportage sul viaggio che ha fatto per attraversare il Sahara.

Il buon senso vorrebbe che le persone salvate dai barconi non fossero rispedite all'inferno: purtroppo però il governo italiano che comprende anche la formazione xenofoba della Lega Nord (così la chiamano i giornali stranieri) ha deciso di non voler valutare nemmeno le richieste di asilo né di curarsi che la Libia garantisca il rispetto dei diritti umani.

Ma il buon senso e la decenza in questo paese sono ormai merce rara, pertanto dovrei limitarmi a fare appello alle norme italiane e alle convenzioni internazionali ratificate, ma è evidente che il rispetto delle leggi è merce ancor più rara.
postato da: klochov alle ore 23:44 | link | commenti (5)
categorie: politica, africa, diritti umani