Il 25 Aprile del 1945 non lo ricordo, perché non c'ero. E come me, a questo punto, la maggior parte degli italiani non ha vissuto in prima persona quel giorno; l'abbiamo sentito raccontare dai genitori o dai nonni che erano ragazzi o adulti a quel tempo.
Non ho vissuto e non mi ricordo nemmeno quello che era venuto prima, il ventennio fascista e la guerra. Non ho avuto paura che venissero a prendermi in casa la notte, non ho dovuto nascondere i libri, né guardarmi dal parlare liberamente. Non ho dovuto abbandonare l'università per andare alla guerra, non ho dovuto prendere una tessera per sfamare i figli; non ho avuto paura che mi fucilassero, non ho subito torture o prigionie.
Non ho dovuto scegliere tra piegarmi e resistere, quando resistere significava rischiare la vita nei boschi. Non ho dovuto imbracciare un fucile per difendermi, né subire angherie per continuare a lavorare. Non ho avuto amici fucilati a vent'anni, non mi hanno messo una camicia nera alle scuole elementari, né chiesto di giurare fedeltà al duce.
Non mi hanno picchiato per strada, né costretto a bere olio di ricino; non ho subito rappresaglie, né minacce; non ho avuto paura di un accento tedesco; non ho avuto distrutta la casa, non mi hanno deportato su un camion.
Non c'ero il 25 Aprile del 1945, ma soprattutto non c'ero negli anni precedenti; quelli che c'erano ed erano sufficientemente grandi per capire e per raccontare, stanno via via scomparendo. Sono sempre meno le storie "di prima mano", e sempre di più i tentativi di cambiare le carte in tavola.
La storia ha riconosciuto un torto e una ragione collettivi che non possono in alcun modo essere dimenticati o equiparati. La liberazione dal fascismo e dai nazisti è stata una vittoria della parte migliore dell'Italia, quella che poi ha espresso un'assemblea costituente capace di un lavoro alto e forte che ancor oggi ci protegge dalla parte peggiore della stessa Italia.
Non c'è bisogno tanto di ricordare il 25 aprile, quanto i morti e i vivi che hanno portato a quella data; non è importante ricordare che c'è stata una liberazione, quanto raccontare l'incubo dal quale ci siamo liberati.
Nel ringraziarVi anticipatamente per l’attenzione chiudo citando ancora una volta Welby: “Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole ma non credo che per le stesse ragioni si possa giocare con la vita altrui”.
Non penserete davvero anche voi che quelle vignette fossero di cattivo gusto, vero? Perché Vauro ne ha fatte di vignette pesanti, ma queste sul terremoto abruzzese a me non lo sembrano nemmeno lontanamente.
Ma d'altra parte ci dovevano dare qualcosa su cui discutere e indignarci, no?
Perché altrimenti c'è il rischio che ci mettiamo davvero a pensare all'assurdità del piano case.
O peggio ancora, ci potremmo rimettere a pensare al conflitto di interessi: se qualcuno l'avesse dimenticato, vorrei ricordare come l'attuale panorama televisivo italiano "tradizionale" sia praticamente caratterizzato da un unico attore.
Le reti Mediaset appartengono alla famiglia Berlusconi e ricordiamo che una di queste reti (Rete 4) occupa abusivamente le frequenze assegnate con gara pubblica a un'altro imprenditore, Francesco di Stefano, proprietario di Europa 7.
A Mediaset ovviamente Berlusconi nomina i dirigenti che preferisce; da oggi decide anche le nomine delle 3 reti Rai comodamente a casa sua.
Non c'è più nemmeno una preoccupazione formale; al tempo in cui l'opposizione parlava ancora del conflitto di interessi, Berlusconi adoperava l'accortezza di uscire dalla sala in cui si tenevano le riunioni del consiglio dei ministri in occasione di votazioni che riguardavano anche i suoi interessi.
Ormai non c'è più bisogno di sceneggiati: gli Italiani sono pronti e abituati a riconoscere e ad accettare la totale coincidenza tra interessi pubblici e privati di chi li governa.
Infine vi segnalo questo video, così per rendersi conto della libertà di espressione che c'è in giro: vorrei che vi concentraste sul cambio di espressione della faccia di Lorena Bianchetti (conduttrice di domenica in, a quanto pare) nel momento in cui un Silvan molto naïf pronuncia il nome del re (o il nome di dio invano, scegliete voi).
Avviso: è un blog post che parla di blog, poco interessante per definizione.
Poco dopo aver iniziato a scrivere in questo spazio, ebbi occasione di conoscere blog interessanti e addirittura rincontrare vecchi amici attraverso quello che doveva essere un aggregatore di post di sinistra, e aspirava a diventare un collettivo o qualcosa in più.
Di Kilombo mi piaceva soprattutto la possibilità di scoprire opinioni stimolanti, notizie inedite, e dietro di essi persone brillanti o curiose; mi piaceva vedere con un'occhiata quale fosse l'argomento più dibattuto in una certa piccola comunità di "sinistra".
Onestamente ritenevo che il fatto di avere una redazione fosse una necessità tecnica o poco più. Poi iniziarono discussioni ai limiti del surreale, personaggi - simpatici come la Binetti - sempre più in vista, gente che andava, gente che veniva, faide, gruppi su facebook, elezioni continue, ritocchi dei regolamenti, espulsioni, riammissioni e via dicendo; una questione di stato per l'adesione al gay-pride che a sinistra dovrebbe essere quantomeno "automatica", e invece no, per non offendere la sensibilità di nessuno... Ultima mossa un coup d'etat che ha chiuso l'aggregatore per qualche giorno per poi riaprirlo.
Era un po' che volevo levare le tende, anche perché purtroppo lì sopra c'è sempre meno da leggere e la situazione è sempre più grottesca.
La lotta che ho visto consumarsi all'interno di un'insignificante redazione di un minuscolo aggregatore di blog, mi ha perversamente affascinato e per questo ho tardato ad andarmene: ho pensato alle analogie con la disfatta della sinistra e con i maneggi per le poltrone nel pd e dintorni; ho visto confermata l'inconciliabilità delle posizioni teo-dem più estreme con il semplice concetto di sinistra, e infine mi ha preso una tristezza incredula e preoccupata delle sorti non certo dell'aggregatore, ma della sinistra in generale.
Adesso ho deciso di cancellarmi soprattutto perché con me Kilombo ha esaurito la sua funzione: mi ha fatto conoscere un po' di blog nuovi e mi ha insperatamente offerto in quest'ultimo anno una rappresentazione caricaturale della realtà politica italiana, anche per contrasto con l'aggregatore "di destra" Tocqueville, che almeno a prima vista pare funzionare piuttosto bene.
Avanti così, direbbe Nanni Moretti, facciamoci del male.
Uno: ascolti record per il TG1 e lo speciale Porta a Porta.
Due: La prima ''new town'' prevista dal cosiddetto Piano casa potrebbe nascere proprio ai margini de L'Aquila e questo periodo prendetelo come una vacanza.
Tre: precipitiamoci tutti lì, papi e ministri in cerca di consenso e visibilità, come se la gente non avesse altro a cui pensare. (State a casa e mandate i soldi che avreste speso per i vostri costosi spostamenti, grazie.)
Cosa si può dire riguardo a un terremoto? In definitiva poco, anche perché la portata della tragedia toglie abbastanza il fiato.
Da parte nostra penso che sia utile esercitare una semplice pressione politica su temi strettamente correlati:
1. C'è bisogno di molti soldi per ricostruire le case e gli edifici pubblici distrutti, ristrutturare quelli pericolanti e soddisfare immediatamente le prime necesità degli sfollati.
La prima misura che potrebbe essere presa a beneficio dei conti pubblici potrebbe essere l'accorpamento dei tre appuntamenti elettorali di questa primavera: amministrative, europee e referendum. Il risparmio stimato, tra costi diretti e indiretti, sarebbe di circa 400 milioni di Euro.
La seconda misura potrebbe essere risparmiare il costo di un'infrastruttura pesante e non particolarmente utile né sicura (anche dal punto di vista sismico!) come il Ponte sullo Stretto di Messina, il cui appalto ha un valore di 3,9 miliardi di Euro.
2. Visto che il governo ha ritenuto di metter mano alle abitazioni degli italiani attraverso il Piano Case, sarebbe opportuno chiedere per quale motivo abbia invece ritenuto (L.14 del 27.02.2009, art.1 septies) di prorogare al giugno 2010 i termini per la redazione di norme tecniche per le costruzioni "anche per la verifica sismica ed idraulica". Un incentivo al settore edile si può dare anche così: invece di far ampliare le case, magari facciamo mettere in sicurezza abitazioni e strutture pubbliche non adeguatamente costruite secondo criteri antisismici.
Non è polemica in un momento tragico, sono solo proposte per migliorare le cose.
Il G20, il Vertice Nato e presto il G8. Lo sapevo che sarebbero state ghiotte occasioni per il nostro gaffeur nazionale.
Gli vengono così spontanee che non si capisce se c'è o ci fa. Le immagini di Berlusconi che chiama "mister obamaaa", che fa aspettare Angela Merkel, che abbraccia Obama e Medvedev sono rimbalzate su tutti i giornali italiani e stranieri.
Berlusconi conosce i cerimoniali, mi è capitato di leggere di come i ricevimenti ad Arcore siano impeccabili, quindi che cada continuamente in errori così grossolani per ingenuità mi pare quantomeno strano. Ma anche che si metta a pianificare urla a Buckingham Palace o a fingere telefonate importanti durante una cerimonia mi sembra fin troppo diabolico.
L'unica spiegazione che si offre alla mia incredulità è un misto delle due ipotesi. L'anima istrionica di Berlusconi è ben nota e non c'è da stupirsi che possa venir fuori in maniera del tutto spontanea; la sua abilità nel comunicare e nel distrarre è altrettanto pacifica.
Ho maturato pertanto l'impressione (e niente più di questo) che questa caciara nasca spontanea e prosegua studiata. Sì, perché in Italia sono giorni che sento parlare del Berlusconi gaffeur, e tutti trascurano i problemi che si sono discussi in questi vertici, la repressione del dissenso a Londra e Strasburgo, la manifestazione della CGIL e via dicendo. Inoltre, all'estero dove altrimenti l'avrebbero perlopiù ignorato, parlano di lui.
Con gli altri capi di stato può fare la parte di quello inoffensivo: può un gaffeur così simpatico e zuzzurellone essere un problema per la democrazia in Italia? Ma no, andiamo!
Quindi, facciamoci un piacere: ignoriamolo.