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giovedì, 28 agosto 2008

ognuno ha i propri eroi

Generale Vincenzo Magliocco

"Conscio del pericolo cui andava incontro, ma orgoglioso di essere annoverato tra i pionieri dell'Italia imperiale, chiedeva, con generosa insistenza, di partecipare ad ardita impresa aeronautica intesa ad affermare, col simbolo del tricolore, il dominio civile di Roma su lontane contrade non ancora occupate. Minacciato nella notte da orde di ribelli, rifiutava la sicura ospitalità di genti amiche e preferiva affrontare con lo scarso manipolo di eroici compagni l'impari combattimento per difendere fino all'estremo sacrificio la bandiera della Patria"

~ ~ ~

Pio La Torre

"Conscio del pericolo cui andava incontro, ma orgoglioso di essere annoverato tra i pionieri dell'Italia della legalità, chiedeva, con generosa insistenza, di introdurre il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso e la confisca dei beni dei mafiosi, e di combattere la speculazione edilizia; impegni intesi ad affermare, col simbolo della giustizia e dell'uguaglianza, l'autorità dello Stato su lontane contrade occupate dalla criminalità. Minacciato da Cosa Nostra, rifiutava la sicura ospitalità dei partiti politici collusi e preferiva affrontare con uno scarso manipolo di eroici compagni l'impari combattimento per difendere fino all'estremo sacrificio la legalità e la giustizia nel suo paese."

~ ~ ~

Il Generale Magliocco era l'eroe di guerra nella campagna di conquista dell'Etiopia.

Pio La Torre nell'opporsi all'installazione di una base NATO a Comiso credeva che si dovesse "fare del Mediterraneo un mare di pace".
postato da: klochov alle ore 21:13 | link | commenti (10)
categorie: politica, giustizia
lunedì, 25 agosto 2008

le galline e le mazzette

Il semplice fatto che il portavoce del governo per la riforma del sistema giudiziario sia l'avvocato di Berlusconi mi solleva dall'obbligo di prendere seriamente in considerazione la bontà delle ipotesi che vengono avanzate.

Antiberlusconismo? Più che altro ogni volta che ci penso, mi torna in mente un detto delle mie parti: mettere il lupo a fare da pecoraio.

Tuttavia vorrei richiamare l'attenzione su questa dichiarazione di Ghedini:
"L'obiettivo di Berlusconi, evitare che i pm perseguano i reati che vogliono e non quelli che devono, si può ottenere con una profonda depenalizzazione. Va in carcere solo chi commette delitti gravi e che destano allarme sociale. I magistrati non avranno più alibi per scegliere i processi fior da fiore."
Ghedini nell'intervista difende - a parole -  uno dei cardini del nostro sistema, ovvero l'obbligatorietà dell'azione penale: il pubblico ministero che riceve una notizia di reato è obbligato ad andare avanti qualunque sia la violazione, purché penalmente rilevante, e chiunque siano le persone coinvolte.

Nei sistemi in cui l'azione penale non è obbligatoria, come ad esempio negli Stati Uniti dove la carica corrispondente al nostro PM è elettiva, i reati vengono perseguiti secondo priorità di tempo e d'impegno, spesso calcolate sulla base di opportunità politica.

In particolare chi deve essere rieletto potrebbe mostrare un pugno di ferro con la microcriminalità, ma senza avere alcun interesse ad andare a toccare grandi interessi, i cui titolari spesso finanziano le campagne elettorali...

C'è da dire tuttavia che la percezione del danno sociale arrecato dai grandi reati finanziari negli Stati Uniti è ben sviluppata, pertanto in termini di popolarità può pagare bene anche riuscire a punire una bancarotta fraudolenta: infatti le leggi che i giudici hanno a disposizione per reprimere tali reati sono particolarmente severe.

Le posizioni di Berlusconi, di Ghedini e della Bongiorno non sembrano coincidere tra loro e gli ultimi due sembrano cercare di tenere a freno le ire funeste del Cavaliere per non irritare troppo i magistrati. (Opinione del ministro della giustizia Alfano non pervenuta o non rilevante)

In questo senso Ghedini riesce in un capolavoro dialettico, quando nel ribadire l'importanza del principio di obbligatorietà, fa presente che lo stesso può essere agevolmente aggirato depenalizzando tutto ciò che non è "delitto grave o che desta allarme sociale".

Quindi, lasciamo pure il principio di obbligatorietà, basta far sì che i magistrati siano obbligati a perseguire solo alcuni tipi di reato. Attenzione, perché dalla riforma del procedimento si scivola tutto d'un tratto a metter di nuovo mano al diritto sostanziale.

E così basterà consigliare ai propri clienti di limitarsi alla corruzione, al falso in bilancio e simili. Gli avvocati dei ladri di polli si rassegnino a veder processati i loro clienti sulla base del fatto che lo starnazzare delle galline crea allarme sociale, il frusciare delle mazzette no.
postato da: klochov alle ore 18:55 | link | commenti (8)
categorie: politica, giustizia
martedì, 19 agosto 2008

forza fioretto

Con i tanti problemi che ci sono in giro, voglio concedermi due parole su una polemica inutile.

La premessa è che a me piacciono gli sport impropriamente detti 'minori' e soffro sempre del fatto che la più sciapa partita di calcio di serie C abbia più visibilità del Golden Gala o dei mondiali di atletica. Per questo guardo le Olimpiadi pensando di potermi godere un po' di sport privo delle solite interminabili discussioni.

Detto ciò, le dichiarazioni della Vezzali mi hanno irritato un po'. Passi la lamentela per la business class concessa ai calciatori grazie ai soldi della figc, passi l'insistenza di dubbio gusto sul suo "diritto" a fare da portabandiera, ma non mi passa quella della detassazione dei premi. La motivazione sarebbe "io di tasse ne pago tante, non chiedo privilegi. Ma ai Giochi contribuiamo a fare grande l' Italia".

Ah, no? Non chiede privilegi? Non pagare le tasse su un guadagno cos'è? Ordinaria amministrazione?
 
E tutta la gente che quotidianamente si sbatte a lavoro, in fabbrica, in ufficio, per la strada? E la donna delle pulizie che lustra la pedana dove si allena la Vezzali? Questi non contribuiscono a far grande l'Italia? E i poliziotti che fanno davvero i poliziotti e non gli atleti delle fiamme oro a tempo pieno? Ah, no, scusate: chi fa lavori normali manda avanti la baracca, e non fa grande niente.

Tanta gente che lavora una vita non vedrà mai tutti in una volta i soldi che ha preso la fiorettista in questo viaggio a Pechino, mentre il reddito medio di un Italiano è di 16.249 Euro (milionari dichiaranti compresi) su cui vengono esatte regolarmente le tasse (evasori esclusi).

Già, gli evasori. Ma forse alcuni atleti sarebbero d'accordo con il Berlusconi del 2004, per il quale "evadere le tasse se troppo elevate è morale". Non so perché, ma dopo queste riflessioni, la Vezzali me la vedo già candidata per Forza Italia.
postato da: klochov alle ore 19:43 | link | commenti (10)
categorie: politica, costume
giovedì, 14 agosto 2008

previsioni platoniche

repubblica_platone- Ma che dire, per gli Dei, di questi affari di piazza, di quei contratti reciproci che ognuno stipula sul mercato, e se vuoi anche dei contratti di lavoro manuale, delle ingiurie e violenze e intentamenti di cause, e nomine di magistrati, e se si rendono necessarie imposizioni o riscossioni di gabelle sui mercati, ed i porti, ed in genere gli affari di polizia del mercato, o cittadina, o portuale o simili: di tutto ciò vorremmo fissar qualcosa per legge?

- Ma non è il caso, disse, di stare a fare delle prescrizioni a dei perfetti valentuomini, ché questi facilmente troveranno da sé la maggior parte delle cose che occorre fissare per legge.

- Si, amico, dissi, purché la divinità conceda loro la integrità di quelle tali leggi da noi prima esaminate. [leggi "morali"]

- E se no, fece, passeranno la vita a stabilire sempre e riformare una quantità di simili norme, ritenendo di poter raggiungere la perfezione.

Platone, La Repubblica.
postato da: klochov alle ore 17:34 | link | commenti (5)
categorie: libri, giustizia
martedì, 12 agosto 2008

chiarimenti

Il Presidente del Senato, Renato Schifani, in merito alla giovane extracomunitaria fotografata all'interno di una cella in condizioni di estremo abbandono, ha chiesto chiarimenti.

In merito a questa notizia, immagino che i chiarimenti necessari al presidente del Senato riguardino "come diamine quella foto è arrivata in mano ai giornalisti".

Perché, caro Presidente, cose simili succedono continuamente, ma una prostituta nigeriana è troppo debole per denunciarlo. Denunciarlo a chi, poi?

Queste cose sono successe a Bolzaneto a centinaia di persone contemporaneamente, e la politica ci ha detto che era tutto normale.
Ci sono le famiglie di persone uccise di botte dalle forze dell'ordine, che aspettano ancora giustizia.
Non ho sentito parole di condanna da parte vostra quando durante le retate, le prostitute sono trattate come bestie: realisticamente solo un anticipo di ciò che le aspetta più tardi.
La drammatica foto pubblicata - prosegue la nota - rischia infatti di trasmettere una immagine del nostro Paese diversa da quella che è in realtà.
Com'è potuto succedere - dica la verità, se lo sta chiedendo - che una prostituta buttata a terra le arrivi a interrompere le vacanze? E com'è che ad Agosto si dà quest'immagine del nostro paese? Magari un turista potrebbe pentirsi di aver prenotato le vacanze in Emilia Romagna.

Perché non chiede a Repubblica un bell'articolo riparatorio che tratti della bontà del prosciutto di Parma?
postato da: klochov alle ore 18:41 | link | commenti (4)
categorie: politica, giustizia, diritti umani, informazione
venerdì, 08 agosto 2008

evoluzionismo sotto l'ombrellone

dawkinsIn questo finesettimana, se le spiagge libere del Tirreno mi accoglieranno benevolmente, mi potreste incontrare sotto un ombrellone a leggere The god delusion, di Richard Dawkins (edito in italia da Mondadori con il titolo L'illusione di Dio).

È un testo che può essere liberatorio per chi, pur non credendo, ritiene doveroso quel rispetto esasperato che viene richiesto di fronte ad assurdi comportamenti dettati da qualche confessione religiosa. È una di quelle risorse cui pensare nell'infausta ipotesi di qualche tentazione fideista o teista.

Dà un contributo molto interessante al dibattito sull'educazione religiosa dei bambini, accostando in maniera illuminante  i catechismi confessionali all'indottrinamento politico dei piccoli, che tanto ci scandalizza.

È un libro ironico, dissacrante, lucidissimo e di piacevole lettura. Sì, anche sotto all'ombrellone, se vi capita.

"Not enough evidence, God,
not enough evidence!"

Bertrand Russell
postato da: klochov alle ore 19:29 | link | commenti (3)
categorie: politica, libri, religione, io
martedì, 05 agosto 2008

primavera di praga ed estate italiana

praga
Qualche anno fa andai in viaggio a Praga per la prima volta. La cortina di ferro era caduta già da un pezzo, e la città esercitava il suo fascino malinconico, ma assolutamente rivolto all'occidente. Praga era piena di turisti, e a buon diritto stava trattando per l'adesione all'Unione Europea.

Piazza Venceslao
, così carica di storia e di significati per me, era come mi aspettavo: lunghissima e trafficata. Era piena di fiori e io la osservavo dall'alto della scalinata del Museo Nazionale, pensando ad un'altra primavera. In un angolo della piazza, ignorati da tutti i passanti e notati solo con la coda dell'occhio dai turisti, stavano un carro armato e alcuni militari: sembravano stazionare lì in modo stabile, immagino a guardia della piazza e dell'ordine pubblico.

La Repubblica Ceca era, a quel punto, un paese libero, democratico e pacifico, ma quel carro armato mi fece pensare a quanto fosse lenta la conquista completa della libertà di un popolo: mi faceva quasi paura, pensavo alle parole di Guccini che cantava "son come falchi quei carri appostati"...

In Italia nelle piazze non c'erano carri armati né militari da molti anni, salvo casi eccezionalissimi, come di fronte al tribunale di Palermo negli anni 90.

L'Italia
a questo punto, era un paese libero, democratico e pacifico, ma vedere l'esercito con il mitra spianato di fronte a chiese, sinagoghe, stazioni televisive, ambasciate e monumenti mi fa paura. Mi fa pensare a quanto in alcuni casi è stata veloce la perdita completa della libertà di un popolo.
postato da: klochov alle ore 18:39 | link | commenti (8)
categorie: politica, europa, io
venerdì, 01 agosto 2008

conflitto di attribuzione

Sono giorni piuttosto arruffati, nonostante mi aspettassi un clima più vacanziero e rilassato: invece sto qui a soffocarmi di lavoro, caldo e zanzare. Nel frattempo mi sto concentrando sui lavori parlamentari di questi giorni: il balletto sui contratti a termine è tra quelli che più mi appassionano, ma ho deciso per il momento di aspettare il voto in Senato, poi se ne riparlerà.

La Camera, invece, ha approvato la deliberazione per elevare un conflitto di attribuzioni di fronte alla Corte Costituzionale nei confronti della Corte di Cassazione.

I conflitti tra poteri dello Stato sono una cosa seria, perché la separazione dei poteri sta alla base del nostro ordinamento ed è giusto che le attribuzioni di ognuno vengano rispettate e fatte rispettare.

Pertanto mi chiedo il motivo per cui il Parlamento abbia notato solo oggi una grave lesione delle proprie prerogative da parte della Corte di Cassazione che aveva pronunciato la sentenza incriminata il 16 Ottobre 2007.

Nove mesi impiega il nostro parlamento a rilevare vulnus di tale gravità? Nove mesi di attenta riflessione e acceso dibattito, potremmo immaginare: perché quella sentenza è molto lunga, articolata e complessa.

No, il parlamento in questi nove mesi non si è curato di quella sentenza, su cui altri invece hanno lavorato. No, il parlamento s'è sciolto e ricomposto, ci sono state discussioni sui fatti personali di onorevoli e ministri, ci sono state leggi d'urgenza per salvare il presidente del consiglio dal potere giudiziario, ci sono stati scandaletti, foto sotto il sole, la sinistra che non riesce più nemmeno a pensare per sé.

Il parlamento non si è curato di quella sentenza, perché i parlamentari non leggono le sentenze, spesso non leggono neppure le leggi che votano: non hanno voglia o, ahimè, non sono in grado. Si è svegliato adesso perché un giudice di appello ha dovuto seguire le indicazioni date dalla Corte, e perché papi, cardinali e giornalisti hanno deciso che in nome del loro dio morto tra atroci torture, altre persone debbano essere trattate allo stesso modo.

Si è svegliato adesso perché quelle persone portano voti, e hanno soldi, perché un'occasione per litigare con il potere giudiziario non va sprecata e perché il vero conflitto di attribuzioni da marcare non è tra il potere legislativo e quello giudiziario, ma tra il potere costituito e la libertà dell'individuo.

Il Parlamento sta raggiungendo con la maggior parte dei suoi componenti i livelli più bassi di decenza della storia repubblicana, e io inizio ad aver paura: ci sono macchine potenti, istituzioni elevatissime, procedure gravi che devono essere maneggiate con cautela, e di cui questa gente non si rende conto.

Non si tratta di opinioni, si tratta di rispetto tra istituzioni, osservanza delle regole, percezione del proprio ruolo. Si tratterebbe di farle, le leggi, senza costringere i giudici ad arrangiarsi a decidere con quelle che hanno a disposizione (perché devono decidere, oh sì che devono: non "possono", "devono").

In tutto ciò in questa débâcle della decenza, il PD si astiene a dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, che sono morti democristiani.
Anzi: peggio.
postato da: klochov alle ore 01:00 | link | commenti (9)
categorie: politica, religione, giustizia