Quando succede una tragedia ad un bambino, il suo nome dai media italiani viene immediatamente completato con con un aggettivo: piccolo. Oppure si usano diminutivi e vezzeggiativi. Abbiamo il Piccolo Samuele, il Piccolo Tommy, i Piccoli Ciccio e Tore, e via dicendo.
Perché sono bambini e si sa che quando muore un bambino il dolore è più grande ed è di tutti.
Su Repubblica, in un articolo sulla morte per annegamento di due bambine, i loro nomi non sono vezzeggiati: non si parla delle Piccole Violetta e Cristina. In alcuni punti l'articolista, che pure fa la progressista, le identifica come "le rom". Ah, ecco, sono rom, allora va bene: si sa che gli zingarelli nascono già grandi e smaliziati.
Infine, solito capolavoro, l'interscambiabilità dei termini "rom" e "romeno", nonostante la stessa giornalista ci tenga a precisare poco oltre che il padre di una delle due è "slavo con carta d'identità italiana"...
In fondo quei bagnanti che hanno continuato a prendere il sole di fronte ai corpi coperti e alle bare sono da capire: fossero affogate la Piccola Cristina e la Piccola Violetta si sarebbero stracciati le vesti. Ma per due rom, scusate, perché rovinarsi l'abbronzatura?
Raccolgo l'invito di Metilparaben e Mina Welby e vi invito a pensare con gratitudine e stima al coraggio di Paolo Ravasin.
Ci sono conquiste che l'uomo raggiunge con tenacia, forza di volontà, studio, lavoro e fatica. Ma sembra che la conquista dei diritti civili stia passando per la sofferenza di alcune persone e delle loro famiglie: Piergiorgio Welby, Eluana Englaro, Paolo Ravasin...
Intorno a queste persone che affermano il proprio diritto alla libertà e all'autodeterminazione, c'è sempre un accerchiamento di corvi e sciacalli che invocano a tratti Dio, a tratti la legge per cercare di riappropriarsi dell'autorità su ciò che è bene e ciò che è male.
Ci sono diritti indisponibili secondo il nostro ordinamento. La norma ha una ratio sensata e importante: vuole evitare che qualcuno possa cedere la propria vita, la propria libertà o il proprio corpo trovandosi in una posizione di debolezza o necessità.
L'evoluzione della morale sociale e la laicità dello stato dovrebbero spingere un legislatore responsabile a ripensare l'impostazione delle norme a tutela della persona e, mantenendo saldi i diritti fondamentali espressi nella prima parte della Costituzione, offrire finalmente norme adeguate ai progressi medici e scientifici, valorizzando la consapevolezza e la libertà di scelta di ognuno sui trattamenti cui sottoporsi per prolungare la propria vita.
L'indisponibilità del diritto alla vita e alla libertà e degli atti di disposizione del proprio corpo non deve proteggere l'uomo da se stesso, ma dagli altri. In un contesto come quello della malattia terminale la tutela della vita, del corpo e della libertà di una persona diventa terribilmente importante: il malato non ha bisogno di difendersi da se stesso, inerme e sofferente, ma dagli altri e dalle arbitrarie decisioni che lo riguardano.
I diritti indisponibili sono tali perché sono quelli fondamentali, parti integranti della persona, ed è ridicolo che il nostro ordinamento non sia ancora adeguato a tutelarli appieno, attraverso una norma che nel momento di maggior debolezza di un individuo gli restituisca il diritto di sottrarre il proprio corpo, la propria vita e la propria libertà all'arbitrio altrui.
Per il resto voi, corvi e sciacalli che pasturate sul dolore delle persone, tenetevi alla larga e sappiate che lentamente, grazie a persone che parlano della propria sofferenza e non di quella altrui, i diritti civili si affermeranno. Perché è inutile: la storia e la civiltà, vostro malgrado, vanno avanti.

A distanza di quasi venti anni dalla seconda edizione, ormai da tempo esaurita, questa terza edizione può mettere a profitto le esperienze forensi, annotate giorno per giorno, di un periodo di eccezionali cataclismi, in cui anche la giustizia ha avuto le sue catastrofi (ma anche le sue vittorie): il periodo delle persecuzioni politiche e razziali, la guerra esterna ed interna, la lunga agonia del trapasso dalla dittatura alla libertà, e poi il faticoso decennio del dopoguerra, durante il quale è avvenuto, purtroppo, che gli scandali giudiziari siano diventati a poco a poco l'arma preferita delle lotte di parte.
Dure prove anche per la Magistratura: anzi, micidiali e angosciose per essa più che per ogni altro ordine di pubblici uffici, perché in tempi di tirannia o di scatenati odî civili pare che venga a mancare il terreno ove possa metter radici qualsiasi forma di ordinata e imparziale giustizia.
Piero Calamandrei, prefazione alla 3 edizione di Elogio dei giudici, 1954.
"I think plotting and engineering the death of 3,000 Americans justifies such an approach [death penalty]." Barack Obama
Se l'avesse detto Bush, mi potrei limitare a chiedergli se non ritiene che aver pianificato e programmato la morte di 100.000 irakeni (e migliaia di afghani) giustifichi un simile approccio anche nei suoi confronti.
Ma visto che l'ha detto Obama, mi chiedo: in ogni paese è necessario pagare il fio alla stupidità dei propri connazionali? In ogni paese un politico deve stare attento a non ferire quei principi sacri inculcati nelle menti magari proprio dai suoi avversari?
Perché Obama non può rispondere semplicemente: "Guardi: la pena di morte è inutile e i sostenitori di Bin Laden non aspetterebbero occasione migliore per farsi esplodere qua e là nel mondo."?
Forse non lo pensa, è vero. O forse lo pensa, ma non lo può dire, perché c'è quell'enorme parte di elettorato americano che si vuol sentir dire che l'unico problema degli Stati Uniti ha un nome, un cognome e una lunga barba.
Ma il punto qual è? Che la gente non sarebbe disposta ad accettare un'affermazione simile?
Oppure che il giorno successivo i mezzi di "informazione" monterebbero un enorme polverone, riproporrebbero le immagini del crollo delle torri gemelle e intervisterebbero Mc Cain in visita a una caserma di pompieri di New York? E così tutti i bei ragionamenti di Obama sarebbero scordati in un momento...
Non so: mi pare che il cervello dei popoli sia diventato più maneggevole e ubbidiente della mia aspirapolvere. O forse lo è sempre stato. O forse sto guardando tutto con occhi troppo italiani...
Sulla norma relativa alla sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato, avrei tanto da dire. Ma proprio tanto.
Tuttavia so che lo faranno (e l'hanno già fatto) un po' tutti. Cosa dovrei aggiungere? Che l'uso di una legge ordinaria per regolare una materia simile è fuori dal mondo? Che non sono riusciti nemmeno a rispondere a tutte le censure della Corte Costituzionale? Che tutto sommato è meglio così, almeno smetteranno di distruggere il sistema giudiziario? O che invece potrebbe essere molto peggio perché Berlusconi non si staccherà da uno di quei ruoli finché morte non li separi? E che ve lo dico a fare?
Lasciatemi piuttosto una lamentela da purista, che magari non serve a niente. Vi siete chiesti perché diamine questo normalissimo disegno di legge si chiama lodo Alfano?
Il lodo è la pronuncia che viene emessa in seguito ad un arbitrato. In una controversia civile o commerciale tra due parti, invece di andare a litigare in tribunale, ci si rivolge di comune accordo ad un terzo soggetto (o più di uno) che deciderà secondo criteri di legge o di equità. La "sentenza" pronunciata dall'arbitro si chiama, appunto, lodo.
In origine si parlò di Lodo Maccanico quando l'omonimo senatore della Margherita durante la discussione della Legge Cirami nel 2002 (quella che permette di chiedere lo spostamento di un processo per "legittimo sospetto" sull'intero tribunale) per cercare di impedirne l'approvazione, propose di sospendere i processi per le più alte cariche dello Stato.
In realtà i problemi con la giustizia in Forza Italia non erano solo quelli del Presidente del Consiglio. Vi ricorderete che all'epoca si viveva in una costante "emergenza Previti": l'accordo non fu trovato e andarono avanti con la legge Cirami.
Si parlava di lodo, in quel caso, perché poteva sembrare la soluzione condivisa ad una controversia tra i due schieramenti sui "problemi nei rapporti tra politica e magistratura".
La proposta fu rielaborata da Schifani nel 2003, trascinandosi dietro sempre più impropriamente il nome "lodo". Dopo la dichiarazione di incostituzionalità del 2004, oggi ci riprova il ministro Alfano. E continuano a chiamarlo lodo.
Forse perché questa volta al posto della Cirami c'è la ben peggiore mega-bloccaprocessi, Previti è già stato assegnato ai servizi sociali e il centro destra ritiene utile trovare un "accordo" sull'immunità del Capo. Dalle mie parti, questo non si chiama lodo, si chiama ricatto: ma si sa che in Italia, ormai, il nome vero delle cose non si può più dire.
O forse la mia ricostruzione dell'origine dell'uso fantasioso di un termine giuridico è tutta sbagliata, e c'è qualche motivo diverso dalla cialtroneria di questo paese che a me è sfuggito del tutto. Eventuali correzioni sono ben accette.
Nella blogosfera girano ogni tanto premi che si attribuiscono attraverso i cosiddetti meme.
A me le catene in genere non piacciono, ma devo ammettere che nel contesto delle "reti di blog" hanno l'innegabile pregio di far conoscere ai propri visitatori anche altre voci e opinioni.
Innanzitutto ringrazio Crocco per aver definito addirittura brillante il mio blog, ma contravverrò alle regole del gioco. Non assegnerò premi, e mi limiterò ad indicare alcuni blog che leggo con interesse (per motivi vari) e che, per pigrizia o altro, non ho ancora inserito tra i miei link.
Don Zauker: non potete non conoscerlo se avete letto almeno una volta il Vernacoliere. Il blog è degli autori del fumetto: Caluri e Pagani. Talvolta li vorrei candidati alla presidenza della Repubblica. Imperdibile.
Super blog di Internazionale: sottotitolo "Se Time ha inserito una blogger tra le cento persone più influenti del mondo ci sarà un motivo". Propone l'articolo migliore della settimana scelto tra vari blog nel mondo: in genere sono originali, interessanti e molto creativi.
xkcd, a webcomic of romance, sarcasm, math, and language: un disegno più elementare non può esistere, ma nel suo genere è raffinato e comicissimo!
Spinoza: caustico ed essenziale, spesso dice tutto in due righe.
Vi consiglio di inserirli tra i vostri feed: un sorriso e un po' di buon materiale per riflettere fanno sempre bene!

O Simon mago, o miseri seguaci
che le cose di Dio, che di bontate
deon essere spose, e voi rapaci
per oro e per argento avolterate,
or convien che per voi suoni la tromba,
però che ne la terza bolgia state.
[...]
Ed el gridò: "Se' tu già costì ritto,
se' tu già costì ritto, Bonifazio?
Di parecchi anni mi mentì lo scritto.
Se' tu sì tosto di quell'aver sazio
per lo qual non temesti tòrre a 'nganno
la bella donna, e poi di farne strazio?".
[...]
Io non so s'i' mi fui qui troppo folle,
ch'i' pur rispuosi lui a questo metro:
"Deh, or mi dì: quanto tesoro volle
Nostro Segnore in prima da san Pietro
ch'ei ponesse le chiavi in sua balìa?
Certo non chiese se non "Viemmi retro".
Né Pier né li altri tolsero a Matia
oro od argento, quando fu sortito
al loco che perdé l'anima ria.
Però ti sta, ché tu se' ben punito;
e guarda ben la mal tolta moneta
ch'esser ti fece contra Carlo ardito.
E se non fosse ch'ancor lo mi vieta
la reverenza de le somme chiavi
che tu tenesti ne la vita lieta,
io userei parole ancor più gravi;
ché la vostra avarizia il mondo attrista,
calcando i buoni e sollevando i pravi.
Di voi pastor s'accorse il Vangelista,
quando colei che siede sopra l'acque
puttaneggiar coi regi a lui fu vista;
quella che con le sette teste nacque,
e da le diece corna ebbe argomento,
fin che virtute al suo marito piacque.
Fatto v'avete dio d'oro e d'argento;
e che altro è da voi a l'idolatre,
se non ch'elli uno, e voi ne orate cento?
Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto XIX, 1300 circa.
Cari Repubblica, Corriere della Sera, e via enumerando grandi testate,
io sono persona che s'informa volentieri e spesso, e che poi su questo blogghino si diletta a seminar personalissime opinioni.
Dall'andamento delle visite quotidiane nel mio piccolo, anzi nel mio minuscolo, mi accorgo che le punte maggiori vengono raggiunte quando si parla di due argomenti specifici, meglio se mescolati: il sesso e la religione.
Ora io non mi dilungherò ad analizzare dal punto di vista sociologico questi comportamenti umani, tanto è auto-evidente la loro spiegazione.
Mi limito a chiedervi un esamino di coscienza: non credete che sia meglio non assecondare questa bieca tendenza dell'italiano medio (ma presumibilmente dell'essere umano medio) e rivedere leggermente i canoni di rilevanza delle notizie?
Che le vostre colonne di destra siano piene di donnine, si sa, e ormai lo accettiamo.
Ma per favore, l'opinione del monsignore di turno non è necessaria su ogni argomento. Come non ritenete necessaria l'opinione del rabbino capo, dell'imam di roma o del presidente dell'UAAR, vi prego di fare altrettanto per la Cei e il Vaticano. Siate tranquilli che nel caso dovesse interessarci, faremo un'apposita ricerca sui loro organi di informazione.
La notizia della sentenza sul caso di Eluana Englaro per me, persona non coinvolta nella vicenda umana, è di grandissimo interesse giuridico. Purtroppo in prima pagina non vedo l'opinione di un costituzionalista, ma quella di monsignor Fisichella.
Allora, visto che a quanto mi risulta la vostra funzione non dovrebbe essere quella di megafono della Santa Sede, cortesemente, potreste darvi una regolata?
"Un'opposizione che dice magnaccia, che solletica l'indignazione ma non fa politica, è un regalo a Berlusconi. Noi siamo diversi: e questa differenza si deve vedere." Walter Veltroni
Eccome se si vede la differenza, Walter...
Facci capire bene: un'opposizione che sta in silenzio e che in tre mesi è stata solo capace di ripetere come un mantra la minaccia della rottura del dialogo, non è un regalo a Berlusconi?
Una dirigenza di partito che è riuscita a sfasciare la sinistra e a dirigersi verso un accordo con l'UDC di Casini e Cuffaro non è un regalo a Berlusconi?
E, Walter, aver ripescato Berlusconi dalla polvere del ridicolo di quel predellino della bmw, non è stato il più grande regalo, vero?
Non avete fatto uno straccio di legge sul conflitto di interessi e sulle televisioni solo per non fare un regalo a Berlusconi, immagino.
E prendersela con chi cerca di fare opposizione invece che con il governo, non significa fare un regalo a Berlusconi, vero?
Guardate, fatemi un favore, non ci andate alla manifestazione di stasera. Ma almeno state zitti.