Quindi parto per le ferie e il blog si riposa per un paio di settimane.
Per la vacanza non potrei sperare in una compagnia migliore di quella che ho, ma non potevo comunque rinunciare a infilare nella borsa anche qualche compagno di carta...
Qui sotto la composizione della combriccola libraria che viaggerà con me.
Del ciclismo ho sempre avuto un'immagine romantica.
I corridori dentro alle biglie di plastica colorata; in primavera andare a veder passare la maglia rosa; la foto di Coppi e Bartali che si passano la borraccia; i racconti della fatica di Merckx sul pavé della Parigi-Rubaix...
Forse è per questo che gli infiniti scandali doping mi mettono tanta tristezza.
"Due ragazzi del borgo cresciuti troppo in fretta
Un'unica passione per la bicicletta
Un incrocio di destini in una strana storia
Di cui nei giorni nostri si è persa la memoria
Una storia d'altri tempi, di prima del motore
Quando si correva per rabbia o per amore
Ma fra rabbia ed amore il distacco già cresce
E chi sarà il campione già si capisce."
Francesco De Gregori, Il bandito e il campione
Premessa: faccio un uso moderato e ragionevole del telefono cellulare, e posso dire di non spendere molto, visto che faccio pochissime telefonate.
Prima di decidere la meta delle vacanze estive di quest'anno, mentre ancora giravo alla ricerca di aerei/treni/traghetti, mi è venuta in mentre una promozione convenientissima che avevo utilizzato sia in Spagna che in Olanda, in Belgio e in altri paesi europei.
Vedo che è ancora attivabile, e consulto la lista dei paesi in cui è valida.
Ma il Portogallo (che era una prima idea-vacanza) non c'è.
Forse la Francia? L'Inghilterra? La Grecia? Torniamo in Spagna? E la Germania? Controlliamo di nuovo Belgio e Olanda? No: non ci sono più.
Però ci sono Afghanista, Iran, Iraq, Congo, Vietnam, Pakistan: insomma, tutti quei paesi in cui la maggior parte della gente va in vacanza.
Ho capito: era troppo conveniente.
Ma che me ne importa: tanto vado in Sardegna.
La riforma delle pensioni ha portato nuovamente l'attenzione sulla questione dei lavori usuranti, che erano stati individuati nel 1999.
Oggi, in merito alla esclusione di quei lavoratori dall'innalzamento dell'età pensionabile, si parla di estendere la definizione ai lavoratori "a ciclo continuo" e "alla catena di montaggio".
Al momento sono cosiderati lavori usuranti:
quelli che si svolngono in miniera,
in cassoni ad aria compressa,
ad alte temperature,
in spazi ristretti tipo tombini e intercapedini,
il lavoro del palombaro e
quello di chi asporta l'amianto.
E' probabile che si scatenerà una guerra tra poveri per dimostrare chi sta peggio ed essere inclusi nella categoria.
Nel frattempo, una signora particolarmente inviperita stamattina se la prendeva con gli operai che sono "furbi", che è "tutta colpa loro che fanno casino con questa storia dei lavori usuranti", e "a noi ci tocca stare a lavoro chissà fino a quando".
La signora, ve lo assicuro, lavora in un posto da privilegiata, non fa affatto fatica e guadagna bene. Masi lamenta.
Quando ne avrò occasione la inviterò a provare un lavoro "a catena di montaggio", o, meglio ancora, in un cassone ad aria compressa...
Cercavo informazioni più dettagliate sulla vicenda dell'operaio schiacciato da una lastra di marmo e abbandonato in fin di vita davanti all'ospedale di Tivoli.
L'uomo si chiamava Orak Nelu Claudiu, era rumeno, aveva 37 anni, ed è morto ieri.
Lavorava alla "Domus Marmi", impresa che è stata momentaneamente sequestrata.
Nel cercare queste informazioni su Google con la chiave "operaio abbandonato ospedale", sono usciti molti collegamenti a notizie simili.
Sembra che abbandonare un operaio (irregolare) dopo un infortunio sia diventata una pratica frequente nel nostro paese.
Meglio se è straniero.
Il contatore delle morti bianche, che ho messo qui a destra tra i links, corre quasi più in fretta del contatore delle visite a questo blog.
In questi momenti vorrei avere a portata di mano Montezemolo per parlare dei sacrifici degli imprenditori.
« Ora, può darsi che il supplizio più grande e più forte non stia nelle ferite, ma nel sapere con certezza che, ecco, tra un'ora, poi tra dieci minuti, poi tra mezzo minuto, poi adesso, ecco, in quell’istante, l'anima volerà via dal corpo e tu non esisterai più come uomo, e questo ormai con certezza; l’essenziale è questa certezza. [...]
La punizione di uccidere chi ha ucciso è incomparabilmente più grande del delitto stesso. L'omicidio in base a una sentenza è incomparabilmente più atroce che non l’omicidio del malfattore.»
I fatti di cui sono ritenute responsabili insieme ad un medico palestinese sono terribili: avrebbero intenzionalmente infettato con il virus HIV centinaia di bambini (426) ricoverati nell'ospedale pediatrico di Bengasi.
La motivazione sarebbe la volontà di sterminio del popolo libico, in un'azione coordinata da CIA e Mossad...
Le perizie di due autorevoli esperti - Vittorio Colisi e Luc Montagnier - depongono a favore dell'innocenza degli imputati, sostenendo che i contagi, iniziati prima del loro arrivo, sarebbero da attribuire alle condizioni igieniche disastrose dell'ospedale.
E' difficile per il governo libico ammettere una simile situazione delle proprie strutture sanitarie, e inoltre la questione si gioca anche sulle relazioni tra il paese nordafricano e l'Europa.
L'impressione è quella che le infermiere e il medico siano rimasti vittime di un meccanismo perverso e di un gioco politico più grande di loro.
A tal proposito una piccola riflessione sulla pena di morte.
Il crimine di cui sono accusate queste persone è gravissimo.
I genitori dei bambini hanno "rinunciato a chiedere la pena capitale" in cambio di un risarcimento.
Che la richiesta della pena fosse disponibile alle persone offese è quantomeno indice di una concezione della legge penale come strumento di vendetta.
E' probabile che gli imputati siano innocenti.
La pena di morte si presta ad abusi irrimediabili che discendono direttamente dalla sua natura: la pretesa autoritaria di uno stato di essere legittimato a dare la morte.