klochov

diario politico

Chi sono

Utente: klochov
Nome: klochov
"Non possiamo più - ci disse - ritirarci. Abbiamo Mosca alle spalle" (Franco Fortini, Composita Solvantur)
Firefox 3

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

martedì, 30 giugno 2009

sciacalli/2




  La giusta accoglienza al più puntuale.
postato da: klochov alle ore 19:50 | link | commenti (4)
categorie: politica, costume, informazione
martedì, 23 giugno 2009

pessimismo, fastidio e poca voglia di scrivere

Non ho scritto un commento sul risultato delle elezioni europee, perché si commentava da solo. Non ho neppure votato in occasione del referendum perché il mio subconscio mi ha fatto dimenticare la tessera elettorale in un'altra città.

Non ho molto da dire sulla situazione politica in Italia: tempo addietro avevo commentato con una canzone le voci su una presunta relazione tra il capo del governo e un suo ministro.

Oggi sempre di puttane siamo a parlare, che si vogliano indicare con questo termine le signorine che rendono i propri servigi di natura sessuale dietro compenso, o i giornalisti ormai privi di qualsiasi straccio di decenza.

Tutto potrebbe essere liquidato con un'alzata di spalle, se non fosse che mentre il nostro governo gozzoviglia nelle ville del capo con ragazzine in costume, pagate o paganti, l'Italia, derisa da tutto il mondo, annaspa nella recessione e nella xenofobia.

La frequentazione di Berlusconi con una escort mi preoccupa meno della sua comprovata consuetudine con uno stalliere mafioso; e purtroppo ho poca speranza nella possibilità che la gente si renda finalmente conto di come, mentre le famiglie e le aziende sono sempre più drammaticamente indebitate, i collaboratori del primo ministro spendano tempo, energie e soldi pubblici nel risolvere le sue faccende più o meno private, più o meno squallide.


postato da: klochov alle ore 23:22 | link | commenti (3)
categorie: politica, informazione
domenica, 07 giugno 2009

current mood

 biani_europee
Ancora una volta con questa vignetta Mauro Biani ha descritto esattamente come mi sento. Ovviamente quelle scale le ho salite e ho votato. Bene, spero.
postato da: klochov alle ore 20:42 | link | commenti (6)
categorie: politica
mercoledì, 03 giugno 2009

diritto di scegliere

La notizia di un grave provvedimento disciplinare a carico di un docente di matematica del Liceo Scientifico Righi di Cesena mi è parsa così assurda che quasi non ci credevo.

Il professor Marani è stato sospeso per due mesi dal suo incarico in seguito al risultato di un'ispezione dell'Ufficio Scolastico Regionale (USR) avviata inizialmente per verifiche legate alla sua attività sindacale nell'ambito dei cobas. Risolta la questione senza alcun addebito al professore, l'ispezione è proseguita su altri aspetti in seguito ad una segnalazione di don Pasolini, insegnante di religione nello stesso istituto.

Infatti all'inizio dell'anno scolastico il Prof. Marani, considerato che la scuola non disponeva di un'offerta formativa alternativa per gli studenti che non frequentavanol'ora di religione cattolica, aveva sottoposto ai ragazzi un questionario in cui chiedeva quale materia avrebbero preferito studiare tra 3 opzioni proposte. Il risultato su un totale di 71 studenti è stato il seguente:

11,3 % - religione cattolica
23,9% - storia delle religioni
64,8% - diritti umani

A me quest'interesse dei ragazzi per lo studio dei Diritti Umani fa traboccare il cuore di gioia, ma all'insegnante di religione evidentemente no, da qui la lettera all'USR contro il collega.

Marani precisa che le motivazioni della sospensione sono tre: la diffusione del questionario suddetto, l'affissione nella bacheca di un documento di 6 pagine fotocopiato a scuola e il ritardo di alcuni giorni nella consegna di un documento.

Credo che saremmo tutti molto interessati a leggere una diversa spiegazione dell'autorità scolastica sulla vicenda, che magari ci sveli un retroscena che renda plausibile una sanzione così grave a carico di un docente.

HandalaAltrimenti saremo costretti a prendere atto - oltre all'ovvia evidenza che (nelle 3 classi sottoposte al questionario) l'88,7% degli studenti sceglierebbe di non frequentare l'ora di religione se avesse un'alternativa valida - che l'Ufficio Scolastico Regionale, invece di perseguire insegnanti scansafatiche e assenteisti è impegnato a rintuzzare iniziative volte all'arricchimento dell'offerta formativa.

Stenderei invece un velo pietoso sul comportamento del prete che, cristianamente, ha denunciato l'iniziativa del collega procurandogli la sospensione e sulla conferma di come la libertà di scelta proprio non piaccia alla chiesa.

Infine, mentre aspettiamo trepidanti le spiegazioni ufficiali che ci sollevino dal dubbio atroce di vivere in uno stato in cui l'ingerenza della chiesa si spinge fino a intralciare la libertà di espressione e di insegnamento nelle scuole pubbliche, un'ultimo appunto:

Sui giornali si parla delle immagini di "Handala, bambino palestinese scalzo e sofferente", affisse alla bacheca della scuola. Per chi avesse creduto che il professore avesse messo di fronte agli occhi dei ragazzi immagini brutali o raccapriccianti, inserisco qui un'immagine di Handala, il bambino protagonista dei fumetti di Naji Al-Ali, disegnatore e fumettista palestinese.



Update: grazie alla segnalazione di astime, ecco la replica dal sito USR Emilia Romagna.
"Il Docente è stato sanzionato per una molteplice serie di comportamenti concernenti i doveri di ufficio e la dimensione relazionale e cooperativa, che costituisce un valore irrinunciabile per la scuola.
La vicenda del “questionario” è solo uno dei molti elementi contestati, non per le ragioni riportate dai mass-media. E’ infatti illegittimo che un docente proponga ai propri studenti “questionari” relativi a materie diverse dalla propria (quali che esse siano) e senza preventiva autorizzazione degli Organi Competenti."

Quindi quel questionario non s'aveva da fare.
postato da: klochov alle ore 13:23 | link | commenti (5)
categorie: politica, religione, diritti umani, oriente, informazione
domenica, 31 maggio 2009

l'Uomo del Popolo

Poi mi dicono che sono un cammorrista, Boss, Bugiardo, Leader di Sinistra, Falso, Diffamatore, insomma una schifezza di uomo.
Gino Flaminio, l'ex-fidanzato coinvolto nell'affaire Noemi, è un ragazzo "normale": fa l'operaio, non è di sinistra, ha avuto qualche problema con la giustizia, non ha studiato troppo, e vive a Casoria.

Nel chiedere scusa per aver detto la verità in un'intervista, e nel ribadire la propria cieca fiducia in Berlusconi, detto anche l'Uomo del Popolo, lamenta di essere stato attaccato in modo piuttosto basso e meschino.

Infatti il povero ragazzo è stato minacciato di querela dal padre della ragazza; ha visto spuntare fuori quella vecchia storia della rapina per bocca di Belpietro, direttore del settimanale Panorama del gruppo di Berlusconi; per non parlare di Bondi e degli scagnozzi di Forza Italia agitati contro i giornali e contro di lui. Diciamo che non è proprio "la sinistra" che gli sta dando del filo da torcere.

Ma niente, Berlusconi resta l'Uomo del Popolo, anche se è evidentemente pronto a distruggere con mastini sguinzagliati ovunque tra televisioni e giornali l'immagine di tutti quelli che possono intralciare il suo cammino, anche dei più deboli, come un ragazzo di Casoria. O addirittura l'immagine della madre dei propri figli, come quando Libero ha definito Veronica Lario una velina ingrata, pubblicando foto di quando recitava a teatro a seno scoperto.

Nel frattempo, il concetto di leader della sinistra, viene associato a quello di camorrista, diffamatore, bugiardo e falso, insomma "una schifezza d'uomo"; e la sinistra riesce a prendersi la colpa anche della campagna diffamatoria contro Gino Flaminio.

Che Berlusconi abbia mentito, e menta, sui suoi affari privati e sui nostri affari pubblici è ormai assodato: il dramma è che sia ritenuto normale, e comunque non di nostro interesse.

Falsi in bilancio, evasione fiscale, corruzione in atti giudiziari, rapporti torbidi con la mafia, e infine la moglie che lo lascia parlando di "rapporti con minorenni", nulla possono sull'opinione pubblica completamente rintronata da tette, culi e miracoli.

Io speravo che l'Italia, ultima in Europa, sempre più in crisi, piena di aziende che chiudono o che chiuderanno entro fine anno, operai licenziati, giovani che non trovano lavoro, gente sempre più indebitata, si risvegliasse e con un sussulto di dignità urlasse che non è interessata alle vergini del premier, ma al PIL che precipita come in nessun altro paese OCSE.

Vorrei sentire la gente che si scandalizza del fatto che l'entourage del primo ministro sia più impegnato a gestire affari di ragazzine in topless in una villa in Sardegna, che la crisi economica.

E invece no, lo so, vinceranno anche le elezioni europee, perché se le cose vanno male, peggio qui che nel resto d'Europa, non è colpa di Berlusconi: lui è l'Uomo del Popolo e niente potrà convincere del contrario i "ragazzi normali" della provincia italiana.
postato da: klochov alle ore 17:44 | link | commenti (9)
categorie: politica, costume, informazione
giovedì, 28 maggio 2009

grumi eversivi

"Chi nasce con la voglia di fare male ha tre possibilità: fare il delinquente, il pm o il giornalista...". Berlusconi all'assemblea di Confesercenti
E dato che lui non è né PM, né giornalista...

A cinque giorni dall'anniversario dell'omicidio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre agenti di scorta (Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro) non trovo nemmeno la forza di rispondere con qualcosa di più articolato di una battuta. Stanchezza, schifo e rassegnazione.
postato da: klochov alle ore 19:05 | link | commenti (5)
categorie: politica, giustizia, informazione
giovedì, 14 maggio 2009

chiedere è lecito?

Uno dei problemi del giornalismo in Italia, è che i giornalisti non sanno fare le domande. O meglio, non si azzardano a fare quelle giuste alle persone giuste; perché in effetti abbiamo appurato durante il terremoto che di giornalisti in grado di chiedere "che cosa si prova a perdere un fratello di 19 anni?" ce ne sono fin troppi.

Repubblica oggi pubblica "dieci domande a Berlusconi" sul caso Noemi Letizia, che tutto sommato non erano particolarmente difficili da formulare, anche senza scomodare D'Avanzo. Vorrei portare la vostra attenzione proprio su questo fatto: un giornale pubblica 10 domande, corredate da una serie di dichiarazioni pubbliche rilasciate dai diretti interessati proprio sull'oggetto della domanda.

La reazione ufficiale del governo a questo fatto (badate bene: non quella ufficiosa detta tra i denti dall'interessato, non l'estemporanea dichiarazione di un luogotenente di partito, no! Si tratta di un comunicato stampa sul sito del governo!) parla di campagna denigratoria, attacchi di basso livello e strategia mediatica diffamatoria.

Ora, a me il caso Noemi incuriosisce, ma non è certo la parte della vita di Berlusconi che mi interessa di più. Io ad esempio vorrei sapere dei suoi rapporti con la P2, vorrei chiedergli "da dove arrivavano tutti quei soldi", come diceva Moretti nel Caimano. Vorrei domandargli del conflitto di interessi, del perché rete4
non è sul satellite; vorrei chiedergli del caso Mills e di tutte le altre faccende losche che lo coinvolgono. E poi, volta per volta, vorrei metterlo di fronte ai filmati delle sue dichiarazioni e delle successive subitanee smentite.

Tutto questo, però, al momento in Italia pare che non sia possibile; non a caso l'organizzazione internazionale non governativa Freedom House che dal1941 si occupa di monitorare lo stato dei diritti di libertà nel mondo, ha considerato che nel 2009 l'Italia è un paese che non garantisce per intero la libertà di stampa.

Non ci vuole molto a capirlo: nei paesi dove la stampa è interamente libera nessun governo si sognerebbe mai di rimproverare un giornale di aver fatto il suo mestiere, ovvero porre domande.

postato da: klochov alle ore 18:57 | link | commenti (14)
categorie: politica, informazione
sabato, 09 maggio 2009

risultato storico

Riportare indietro la lancetta della civiltà è effettivamente un risultato storico: l'Italia in questi giorni è riuscita a violare le proprie leggi, le convenzioni internazionali, nonché il più comune e minimo senso di umanità. Un passo indietro di tutto rispetto.

Nei giorni scorsi a largo delle coste italiane sono stati intercettati tre "barconi" carichi di 227 persone: le precarie imbarcazioni su cui navigavano rischiavano di affondare e alcune persone hanno chiesto aiuto con un telefono satellitare.

Il seguito di questa storia dovrebbe mostrarci queste persone assistite e portate al sicuro; dovremmo venire a sapere che qualcuno si è preso cura di loro e ha preso in considerazione le loro condizioni di salute e la loro storia. Su quelle barche c'erano feriti, donne incinte, bambini, uomini e donne con storie atroci alle spalle.

Si sono imbarcati in Libia e solo per arrivare a quella partenza hanno superato difficoltà e sofferenze indicibili: torture, costrizioni, violenze sessuali, privazioni, fame, paura. Hanno perso i loro cari per strada (il 12% muore prima di arrivare in Europa) e di solito hanno lasciato a casa situazioni drammatiche di povertà, guerra e abbandono.

Per avere un'idea di queste storie e di come alle porte della Libia possa nascondersi un inferno, costruito con la consapevolezza (o complicità) di alcuni paesi europei, consiglio questo video di Fabrizio Gatti, e il suo reportage sul viaggio che ha fatto per attraversare il Sahara.

Il buon senso vorrebbe che le persone salvate dai barconi non fossero rispedite all'inferno: purtroppo però il governo italiano che comprende anche la formazione xenofoba della Lega Nord (così la chiamano i giornali stranieri) ha deciso di non voler valutare nemmeno le richieste di asilo né di curarsi che la Libia garantisca il rispetto dei diritti umani.

Ma il buon senso e la decenza in questo paese sono ormai merce rara, pertanto dovrei limitarmi a fare appello alle norme italiane e alle convenzioni internazionali ratificate, ma è evidente che il rispetto delle leggi è merce ancor più rara.
postato da: klochov alle ore 23:44 | link | commenti (5)
categorie: politica, africa, diritti umani
sabato, 25 aprile 2009

quello che c'è da ricordare

Il 25 Aprile del 1945 non lo ricordo, perché non c'ero. E come me, a questo punto, la maggior parte degli italiani non ha vissuto in prima persona quel giorno; l'abbiamo sentito raccontare dai genitori o dai nonni che erano ragazzi o adulti a quel tempo.

Non ho vissuto e non mi ricordo nemmeno quello che era venuto prima, il ventennio fascista e la guerra. Non ho avuto paura che venissero a prendermi in casa la notte, non ho dovuto nascondere i libri, né guardarmi dal parlare liberamente. Non ho dovuto abbandonare l'università per andare alla guerra, non ho dovuto prendere una tessera per sfamare i figli; non ho avuto paura che mi fucilassero, non ho subito torture o prigionie.

Non ho dovuto scegliere tra piegarmi e resistere, quando resistere significava rischiare la vita nei boschi. Non ho dovuto imbracciare un fucile per difendermi, né subire angherie per continuare a lavorare. Non ho avuto amici fucilati a vent'anni, non mi hanno messo una camicia nera alle scuole elementari, né chiesto di giurare fedeltà al duce.

Non mi hanno picchiato per strada, né costretto a bere olio di ricino; non ho subito rappresaglie, né minacce; non ho avuto paura di un accento tedesco; non ho avuto distrutta la casa, non mi hanno deportato su un camion.

Non c'ero il 25 Aprile del 1945, ma soprattutto non c'ero negli anni precedenti; quelli che c'erano ed erano sufficientemente grandi per capire e per raccontare, stanno via via scomparendo. Sono sempre meno le storie "di prima mano", e sempre di più i tentativi di cambiare le carte in tavola.

La storia ha riconosciuto un torto e una ragione collettivi che non possono in alcun modo essere dimenticati o equiparati. La liberazione dal fascismo e dai nazisti è stata una vittoria della parte migliore dell'Italia, quella che poi ha espresso un'assemblea costituente capace di un lavoro alto e forte che ancor oggi ci protegge dalla parte peggiore della stessa Italia.

Non c'è bisogno tanto di ricordare il 25 aprile, quanto i morti e i vivi che hanno portato a quella data; non è importante ricordare che c'è stata una liberazione, quanto raccontare l'incubo dal quale ci siamo liberati.
postato da: klochov alle ore 18:29 | link | commenti (7)
categorie: politica, giustizia
martedì, 21 aprile 2009

diritti indisponibili/2

Nel ringraziarVi anticipatamente per l’attenzione chiudo citando ancora una volta Welby: “Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole ma non credo che per le stesse ragioni si possa giocare con la vita altrui”.
postato da: klochov alle ore 22:12 | link | commenti (2)
categorie: politica, religione